Ri ~Vista

aprile

2003

5

Anno III

quadrimestrale

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SPECIALE READING DI POESIA
GLI OSPITI DEL READING

leggono i loro testi poetici

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Da grande
avrei voluto
fare il postino.
Sarei stato finalmente
un vero uomo di lettere.

 

Ho visto due cani
guardarsi in umanesco.

 

Ho visto un millepiedi
con cinquecento pantaloni.

 

Ho visto un contadino lucano
piangendo soffiarsi il naso
nel suo fazzoletto di terra.

 
E’ meglio capirsi al volo
che cercare di spiegarsi
invano
su un ramo.
 
In cinque giorni 
ho scritto cinquemila parole.
Mille parole al giorno. 
Peccato che il computer
nelle statistiche
non mi specifica anche il numero 
esatto
delle cazzate.
 
Lei era una romanticona
lui lavorava ad una pompa di benzina
la conquistò facendole per ore
una Super Corte Maggiore.
 
Già da qualche mese
vado al ristorante cinese.
Piango nel brodo di pescecane
lacrime di coccodrillo
aspettando il trillo del cellulare
che resta muto
e fuori c’è un temporale
da fine del mondo.
 
Gli operai del conservificio
dopo anni di sacrifici
e di conserve al pomodoro
non riuscirono a conservare
il loro posto di lavoro.
 
Quando nessuno ti ama
la vita diventa grama
si avvita, si avvita, si avvita
e poi si spana.
 
Ho sempre paura
a usare rime baciate:
un’improvvisa alitosi 
potrebbe farle morire ammazzate.
 
Dopo aver fumato un campo d’erba
cominciò a sparare balle di fieno.
 
A casa nostra
c’è molto dialogo:
lei parla con l’armadio.
Io col televisore!
 
Per sapere se è arrivata davvero
la primavera
in mancanza di almeno
due rondini
vanno lo stesso bene
cinque passeri saltellanti
sul mio balcone?
 
Ascoltando jazz al tramonto
guardando la linea d’oro
che sbiadisce a poco a poco
mi faccio una birra
e non penso più al passato
ma a due spaghi al pomodoro.
 
Un noto filologo di Torino
dopo anni di studi a tavolino
potando una rosa nel suo giardino
arrivò a quest’arida conclusione:
non c’è prosa senza spine!
 
Si arrese alle sei di sera:
guardò la tv per sei ore
poi l’accese. 
Quindi si distese sul divano
col suo gatto siamese.
 
Più che emaciato
sono un tipo sbadato
infatti in tre mesi
ho perso cinque chili
e stringo la cinghia
fra lo stupore dei passanti.
 
E pensare che una volta 
quasi mi vantavo
della mia solitudine
ora che è diventata
consuetudine e cammino
smanioso e pedalo e giro
per boschi e contrade.
Il sedentario da laboratorio
è diventato un poeta en plein air
ha lasciato la casa per la strada
e scrive come i malati mentali
addirittura versi sentimentali.
 
Sentendo le notizie quotidiane
il loro tenore da film dell’orrore
mi convinco che nella sigla Ansa
ci dev’essere un errore.
Dovrebbe chiamarsi: 
agenzia Ansia.
 
Alzarmi presto la mattina
è una fatica
specie per me
che sono nato a Potenza:
combattere con le ore antelucane.
 
Giancarlo tramutoli
 
   
 

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