Ri ~Vista

dicembre

2003

6

Anno III

quadrimestrale

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Editoriale

 

 

di Lorenza Colicigno

 

 

L’eroe collettivo

 

     
 

L’eroe collettivo ha vinto la sua battaglia: il nome di Scanzano Ionico, il comune della Basilicata che il D.L. 269 condannava a diventare il cimitero nuclerare d’Italia, non compare più sul D.L. emendato; di più, il ministro all’ambiente, Matteoli, intervistato da Fabio Fazio, nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”, ha affermato che, “visto ciò che è accaduto a Scanzano, nessuna località italiana è ormai utile per questa necessità nei termini previsti dal decreto, né si può pensare di riprendere il discorso sull’energia nucleare”. Una buona notizia, soprattutto per noi lucani, che, dimostrando con tanta tenacia e determinazione la nostra contrarietà al D.L. 269, giammai avremmo voluto rovesciare su altri il problema. Resta intatto nella sua gravità il tema del nucleare e dello smaltimento delle scorie. Ma su tutto si può discutere, quando si parte dal rispetto di tutti, singoli e collettività. Anzi, dopo questa bella vittoria della partecipazione democratica, ogni discorso è possibile, ogni problema è affrontabile, con la convinzione di poter giungere a soluzioni condivise. Chi oggi si ostina a definire “piazza” il popolo che dimostra per il rispetto dei propri diritti, non ha capito quello che è accaduto a Scanzano. Questo luogo periferico dell’Italia è ormai la patria di una nuova realtà sociale e politica. Chi è stato a Scanzano, come me, può ben definire il senso della manifestazione dei sessantamila lucani (che sono in tutto seicentomila!): la verifica che quel “vulgo”, che molta parte della tradizione culturale e politica italiana, e non solo, ha amato definire “disperso” e “pazzo”, anzi “animale pazzo”, e che ancor’oggi qualche politico di primo piano con disprezzo inconcepibile definisce “piazza”, ha veramente la dignità di un popolo: quello dei mestieri e quello delle imprese agricole, quello degli operai e quello degli industriali, quello dei picchetti e dei blocchi stradali e quello dei bloccati, quello della cultura e quello dell’analfabetismo, quello dei giovani dei peircing e quello dei giovani yuppy, quello dei vecchi e quello dei bambini, quello dei sani e quello degli handicappati, e ancora e soprattutto, quello dei rappresentanti e rappresentati del centro-sinistra e quello dei rappresentati e dei rappresentanti del centro-destra; un vero popolo dagli svariati colori e profili, cui nessuno ha chiesto di nascondere la propria identità, di omologarsi. Ognuno ha portato sé stesso e la propria storia, le proprie contraddizioni e le proprie passioni: la diversità, il pluralismo, esercitati in nome di un’identità comune, di radici comuni, sono o dovrebbero essere, in ogni Paese, le fondamenta della democrazia. Ed oggi la democrazia è più forte in Italia.

 
     
 

Lorenza Colicigno

 
     
     
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