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Lo scettro di seta, Adriana
Assini, Tabula Fati, Chieti, 2001
Un bel libro, un buon libro, questo di Ariana Assini, traduttrice e acquarellista romana, autrice di altri sette romanzi. Una scrittrice esperta, dunque, abile nella tecnica del narrare, chiaramente spinta da una motivazione forte ad indagare il destino delle donne, delle grandi donne, come la regina di questo romanzo breve, ma intenso.
“Adriana Assini ci racconta Semiramide, le sue luci e le sue ombre, indugiando sugli aspetti meno indagati dalla storia e dalla leggenda tradizionale, attraverso descrizioni dense di particolari, che restituiscono a chi legge scenari suggestivi di natura e architettura ambientali a tratti magica per la loro sontuosità e rende palpabile il fascino di un mondo ormai solo fiabesco.
Il racconto accurato lascia però anche lo spazio all’esplicitazione del dilemma: quello della ricerca di un (forse) impossibile equilibrio tra il desiderio di potere e il bisogno altrettanto forte della pace interiore e dell’amore. “Era stata audace e capace, adesso voleva diventare anche saggia”… Un dilemma esistenziale, dunque, vicino all’esperienza di molte donne (meglio specificare di molte donne del nord del mondo) che la rivoluzione femminista del secolo che si è appena chiuso ha portato con sé, e che si ripropone in questo appena iniziato…Il ritratto di una sconfitta causata dall’aver osato troppo sfidando i limiti imposti”, per aver voluto misurarsi “con l’ambizione, con il potere…; l’affresco di una caparbia superbia di una donna con attitudini maschili, alla ricerca di una strada inedita da percorrere per il genere femminile, che coniughi passione e ambizione”
Con queste parole, che già invitano alla lettura, la prefatrice Monica Lanfranco coglie l’essenza ideologica del romanzo, ma, forse, mettendola in luce, ne seleziona in partenza i lettori.
Va detto che Adriana Assini ha scritto un romanzo godibile, dallo sviluppo narrativo coerente, anzi direi stringente. La scrittrice si rivela particolarmente abile nell’intrecciare i fili della grande storia, del ruolo pubblico, a quelli della microstoria, del privato, del quotidiano; la sua ottica di genere, dunque, tutt’altro che invadente, accompagna una grande “protagonista” nel suo intimo percorso di moglie, di madre, di amante, di regina. |
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