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dicembre

2003

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Anno III

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Novecento ed oltre

 

IL PIACERE TRA LE RIGHE

di Camilla Baresani

 
  annotazioni di Lorenza Colicigno  
 
Camilla Baresani ha presentato a Potenza, in occasione del Bookmark 2003, il suo ultimo libro "Il piacere tra le righe", 2003, Mondadori. La Baresani è una scrittrice uscita dalle scuole di scrittura creativa, mi è quindi sembrato interessante parlare con lei e di lei, esempio concreto del fatto che i queste scuole o laboratori, se non insegnano a scrivere, per lo meno riescono a mettere in luce potenzialità, fanno prendere coscienza di queste potenzialità, poi le indirizzano, solo quando i risultati sono apprezzabili, alla pubblicazione. E` vero che in Italia gli scrittori sono in numero esorbitante rispetto a quello dei lettori, praticamente si potrebbe dire scherzosamente che non si sente il bisogno di aumentarne il numero; tuttavia credo sia giusto non spaventarsi di fronte a quest’inflazione di autori, se si ha la consapevolezza di proporne uno che merita di essere letto. Ma forse questo lo penso io che conduco, insieme a Claudio Elliott, laboratori di scrittura creativa per l’Associazione “Scriptavolant”, i lettori, in particolare quelli istituzionali, critici letterari e docenti universitari, è probabile che non siano d’accordo con me. Ecco allora l’opportunità di cercare argomenti nella realtà concreta delle proposte editoriali di una casa editrice, come la Bompiani, cui si devono, in genere, proposte di lettura convincenti. Ma forse la cosa migliore è ascoltare Camilla Baresani che ci racconta come è diventata scrittrice da accanita lettrice. Quando si è trovata a fare un bilancio della sua vita si è accorta di non aver fatto nulla che le piacesse davvero: insomma, aveva smesso di fare sogni sul suo futuro. Ha così cominciato a coltivare un'ambizione, quella di diventare scrittrice; in effetti, da anni andava “raccogliendo annotazioni su vicende accadute a conoscenti, citazioni, dialoghi colti in treno, ritagli di giornali e belle frasi copiate dai libri che leggevo. Insomma avevo una provvista di materiale mostruoso, narrativo, ma nessuna esperienza e tecnica di scrittura. Proprio per aver tanto letto m'ero convinta che scrivere bene fosse cosa tutt'altro che semplice: con l'olimpo degli scrittori schierato davanti agli occhi decisi di essere esigente con me stessa e non illudermi che si potesse produrre qualcosa di originale fin dalla prima riga. Fu così che a fine '93 mi iscrissi a un breve corso di scrittura creativa tenuto da Giuseppe Pontiggia, uno studioso - scrittore esperto dei processi narrativi.” Il risultato fu che, accantonata l'idea di scrivere si mise a leggere saggistica letteraria e narrativa, ma con l’occhio indagatore dell'aspirante scrittore. “Nel '97 iniziai a scrivere racconti, con un'espressività già molto simile a quella che avrei usato ne "Il plagio": avevo trovato la mia voce, adesso si trattava di esercitarla. Mi iscrissi quindi a un nuovo corso di scrittura, organizzato da Rosaria Guacci e Bruna Miorelli alla Casa della Cultura di Milano. Questi corsi hanno un aspetto molto più pratico: si scrivono racconti che poi vengono esaminati dagli "insegnanti", perlopiù editor delle maggiori case editrici.” L’autrice rimanda la sua abilità di scrittrice soprattutto alla sua capacità di leggere accanitamente libri, ma anche alla sua abitudine di “origliare” nella realtà concreta di ogni giorno. I miei lettori sanno che l’invito che viene costantemente da questa rubrica dedicata alla scrittura, è a lèggere lèggere lèggere…Mi trovo quindi perfettamente d’accordo con Camilla Baresani, e capisco perché una persona che dice di essersi realizzata pienamente con la scrittura, decida poi di scrivere un piccolo saggio sulla lettura. Azioni reciproche: reciproci vantaggi. La motivazione fondamentale della lettura è certamente la curiosità, dice Camilla Baresani: “Uomini, donne, film, libri.., il discorso non cambia: le curiosità che non possiamo soddisfare sono occasioni perdute, ossia quell’insieme di cose che, tralasciate per pregiudizi, sbadatezza, presunta mancanza di tempo, compongono la materia della vita non vissuta e dei rimorsi, cioè una buona metà della nostra esistenza.” Alcuni suoi inviti alla lettura: La vera vita di Sebastian Knight di Vladimir Nabokov (l’autore più citato); Pioggia di Somerset Maugham; Cuore di tenebra di Joseph Conrad; Morte a credito di Céline Louis-Ferdinand; La montagna incantata di Thomas Mann; Sul teatro di marionette Heinrich von Kleist; Il teatro di Sabbath di Philip Roth; Gente di Dublino di James Joyce; Corpi da reato di James Ellroy; La ballata del caffè triste di Carson McCullers (un libro introvabile in commercio); Vergogna di J. M. Coetzee; Le illusioni perdute di Honoré de Balzac; l’elenco potrebbe allungarsi, l’occhio curioso di C. Baresani corre da un universo - libro all’altro con grande rapidità e con qualche pausa, ci invita a seguirla e noi non ci tiriamo indietro, in molti casi si tratterà di riletture, in altri di rimediare a vuoti dovuti al caso o al gusto personale. C. Baresani scherza con una citazione da Cechov, che da medico sentì il bisogno di lasciare ai posteri questo consiglio: “Ogni neonato appena venuto al mondo conviene lavarlo accuratamente e, dopo avergli lasciato un po' di tempo per riposarsi dalle prime impressioni della vita, picchiarlo energicamente dicendogli: "Non scrivere! Non scrivere! Non diventare mai uno scrittore!". Ma la nostra autrice non sembra pensarla così, visto che continua a scrivere e, peraltro, spazia dal racconto al romanzo al saggio. “Il piacere tra le righe” è un piccolo saggio, nel quale sembrano concentrarsi riflessioni abbastanza comuni sulla lettura, il suo merito è di aver cercato di avviarle ad una sistemazione che certamente potrà dare buoni risultati. Personalmente ho avuto modo di apprezzare C. Baresani, più che per il suo libro, alquanto esile, per la sua identità di lettrice “critica”, di lettrice che non si lascia turlupinare dal mercato; durante il suo intervento a Potenza ha infatti inserito tra i libri da non leggere, con categoria sicurezza, Pablo Coelho, e il suo ultimo romanzo Undici Minuti, peraltro edito dalla sua stessa casa editrice. La scrittrice bresciana dall’accattivante (per noi del Sud) cognome “pugliese” è dunque una lettrice accorta, le “piace” leggere anche perché “sa” cosa leggere. Un buon esempio per noi scrittori-lettori. 
 
 
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