Il tuo silenzio, padre.
Così caparbio oltre ogni ragionevole attesa,
così determinato a intessere ragioni e irragionevoli
pretesti,
così deliberatamente assassino,
oltre ogni diritto e dovere.
Così rigido nella tua livrea intessuta di libertine e di libere idee
Appena intinta di merletti antispagnoli
e impreziosita di francesi gioie, forse chino il capo (almeno
un dubbio, un incrinarsi della coscienza, un sussurro della ragione, o nulla?)
da ogni piega dove pendono rime mute per sempre
affidate ad orecchie straniere, si rovescia la tua debolezza
sulla mia carne, e ti rimanda l’eco di un grido il cristallo
che ti adorna la gola, e ti spacca l’anima pur non sapendo cosa
qualcosa di terribile, di estremo, così fortunosamente remoto.
Un’inquietudine di delitto almeno incresperà le tue sere,
rese già inquiete dalle minacce del mondo, spagnolo o francese,
dal mondo intero ti tuteli rendendomi muta la lingua
che può per sua grazia pronunciare parole sgradite ai potenti,
se voce desse a intrighi e incerti rendesse, oltre ogni timore,
i precari destini di Favale. Dominio dei padri, dominio dei figli.
- Per te carcere e tomba sia.
Prima che il vocìo degli ingiusti
giunga inevitabile agli enormi orecchi del re, e mi denudi,
con il dolore necessitato del padre,
con la meditata saggezza del cortigiano
quale brandello lebbroso con le mie mani
ornate di sigilli e prudente violenza
sfoglierò dal mio corpo questa loquace figlia,
implacabile tessitrice di guai - |
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