Ri ~Vista

aprile

2004

7

Anno IV

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CANZONE LUNGA E TERRIBILE

testata Ri ~Vista

 

LORENZA COLICIGNO

Isabella ha più volte riempito i miei pensieri, turbato le mie parole, me la sono trovata accanto nelle piccole battaglie quotidiane e nelle grandi rivendicazioni. Ma non c'è nulla di medianico nel suo ricorrente apparire, è stata la coscienza, non l'incoscienza, la responsabilità, non l'evocazione, l'approfondimento della realtà, non l'evasione da essa, la motivazione di fondo. Ecco il senso della sua epifania, del nostro dialogo: una donna parla a un'altra donna, per capire, per capirsi. Non importa che siano trascorsi secoli tra l'una e l'altra, entrambe si riconoscono ribelli e sognatrici, eppure capaci di aderire alla realtà con passione, con sentimento, con sacrificio. Isabella ha dato corpo e e voce al tormento di tante, che come lei hanno scelto la parola per esprimersi e darsi un'identità forte: da Ester Scardaccione alla donna afgana, il cui corpo negato alla luce “dà bagliori” e urla al mondo come il “ventre squarciato” di Isabella, alla più nota Sylvia Plath, la cui “anima scheggiata dalla furia” non fu annullata dalla morte indotta dall’insensibilità maschile, alle altre Antonia Pozzi, Giuliana Brescia, Amelia Rosselli, tutte morte suicide, a Safya Husseini Tungar-Tudu, salvata dalla lapidazione, ad Alda Merini, poetessa vivente di cui sono ben note le vicende di sofferenza vissute in un ospedale psichiatrico. La mia poesia nasce da qui, dal bisogno di rivendicare un ruolo e uno stile propri, senza mediazioni di poeti, senza mediazioni di pensatori: parole e pensieri di donna, versi di donna, stile di donna, per costruire consapevolmente una tradizione, un canone, senza separatezza e senza marginalità, anzi proprio per questo in una dimensione universale. Non ho voluto nascondere l'ideologia e l'ideale da cui la mia "Canzone" si è generata, anzi ho voluto che la scrittura li assorbisse pienamente e li restituisse come pura e perenne poesia. Passione civile e passione poetica, insieme, in un colloquio immaginario, eppure tutto calato dentro la storia.

 

LORENZA COLICIGNO

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