| Ri
~Vista
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aprile |
2004 |
N° |
7
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Anno |
IV |
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quadrimestrale
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visitata
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volte
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CANZONE
LUNGA E TERRIBILE |
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TESTI
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(Io) |
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Tu che già conosci come eludere,
mentre ti tieni all’orizzonte largo infinito
della virtualità fon-etica,
il vero del villaggio ignoto di pene,
dove le storie quotidiane senza fascino e voce
t’inquietavano per indifferenza, mentre m’inquieta
di responsabilità l’abisso della miseria
delle bambine violate dal padre,
del vecchio supino sotto l’eco dei passi sfuggenti,
della donna dagli occhi umidi, pesti di solitudine,
dell’uomo attonito a scoprirsi periferico al mondo
e io, mentre scendo dal libro e dall’inchiostro
per umori e sangue, mentre indago nella parola
se mai m’illumini l’immenso della desolazione
delle donne d’africa e d’asia e d’america
e d’europa e della mia città, sorelle
ai margini della bellezza e del benessere neppure avide,
se potessero, mentre attraverso Valsinni silente, |
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e lì
tu affiori, tu che lanciasti, ami vibranti nel mare
dell’emulazione,
il pensiero e la parola, sognando la grazia cortigiana
d’una corte straniera, tu che nulla
hai vedutosaputoscritto dell’orizzonte breve del vero,
tu dominante dominata, domina e serva a un tempo, dunque,
malata di centralità, e di privilegio, poi |
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poi io,
mentre raschio via e divoro differenze
- inutile schermo il tempo, alibi che inventa la storia
per dominarci - mentre mi scopro
a gareggiare in apici lirici
e a subire l’ironia provinciale - c’è chi non perdona
lo scarto dalla norma, la fuga dalla tradizione,
che deve schiacciarti nella banalità di iuncturae
tardopetrarchiane o postzanzottiane, poco importa - |
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tu, mentre taci e sorridi, forse subisci,
impacciata alquanto, l’arringa mia appassionata,
e puoi farlo nella distanza dalla vita ormai,
senza scendere neppure un gradino
del tuo stile impeccabile - che pur una mano d’uomo
emendando volle ancor più meno tuo, se possibile
quanto più possibile meno tuo, meno di donna - |
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la tua
carezza cerco che mi accompagni,
il tuo respiro che mi segua nelle pause dell’ispirazione
come un alito fertile che schiude solitudini
oltre il fantasma dell’emulazione, |
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tutto questo accogli e altro, Isabella, musa disposta sii
al conto della storia e della vita,
meno disposta alle censure dello stile ora,
e della moralità di sesso e di ceto,
e della moralità d’occasione. |
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(Io) |
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Mentre pronuncio il tuo nome - come Christa Medea -
dal fondo del tempo, da un ieri distratto, porose pareti
rimandano i tuoi fiati di fanciulla braccata dal desiderio,
ti confesserò poi l’emozione dell’epifania,
quando ti seguirò discreta ospite, a piccoli passi ma decisi,
verso la tua morte...timida intanto emergo al chiaro vocio
( di domande? ) che lasci cadere giù dal precipizio dei secoli
scuotendo sillabe cui nessun senso ha tolto
il tempo, e lo spazio assiepato. Tendo curioso l’udito
e lo sguardo,
segugio più diffidente che vorrebbe deludermi,
affondo invece ed emergo alla ricerca del tuo io
tra vanità d’abbracci e fonici vibriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. |
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(Io) (Isabella) |
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Così le mie dita chiare di luna,
mentre appena fissano travagli in labili segni,
si disperdono in fuga
su dorsi bruni d’ombre, che il tuo profilo
modella adolescente e trepido,
fin dove toppe di verde muschio
impudiche affiorano
tra il limpido fluire del desiderio
lungo l’indocile valle - il tuo pube intatto, sigillata
fonte, un cupo inclinarsi della roccia - |
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il volto intenerito da polle d’acqua
intanto le dita mie sapienti ti scolpiscono
a tocco a tocco
su quella cima erbosa,
mentre s’abbraccia al tuo seno
un filare d’alberi. |
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Lentalunga la carezza della memoria asseconda
fughe da divieti, intanto. |
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Ecco...stranita compagna di pena
ti porto per mano dal tempo
nel tempo, dove spendo il mio tempo senza
lode alcuna, spendo il mio tempo senza
lode alcuna
dove temo castelli più astuti
che tendono agguati al pensiero...imprevedibili. Agguati...ahimé... prevedibili
e aspra di sofferenza
la tua voce si snoda in ricordi dolorosi
ed essenziali, di agguati, dove cadde la tua infanzia
e di lì riparte. |
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(Coro) |
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Gara di trilli e scoppi,
gara di usignoli oggi a Favale |
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(I voce) |
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Isabella bambina irrompe nel silenzio
ombroso con sillabe geniali
scandite su ritmi ingenui ancora,
su scale armoniose. |
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(Coro) |
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Gara di trilli e scoppi
gara di usignoli
oggi
a Favale |
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(II voce) |
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La madre - misera, neppure inquieta ancora - ne veglia
l’inquietudine
tra sguardi ansiosastiosi e sorrisi brevi,
trattiene appena piccole mani, appena macchiate
d’inchiostro, tra le sue pallide, obbedienti
alle cure del corpo e sgomente per presentimento
della tua anima fanciulla che turba
il fantasma della bellezza, e sconvolge. |
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(I Semicoro) |
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Avrai anche tu un maestro, Isabella |
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(II Semicoro) |
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Una promessa di morte.
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TESTI
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