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Dove il mar Ionio, abbacinante
distesa d’acqua al confine col cielo, sembra riposare sulla spiaggia
metapontina, dove la spiaggia, poi, abbracciata dal Bradano e dal
Basento, sembra distendersi fino alla collina, quasi a formare una culla
tiepida, mi sorprendono suggestioni dal mito e dalla storia; il pensiero
ricostruisce segni sulla sabbia, impressi da menti e mani eccelse e
ingoiati dal mare, e voci che evocano armonie, sconfiggendo sul mio
orizzonte visivo gli effetti di una modernità tanto piatta quanto
inevitabile. Riemergono le emozioni che provò Pitagora, quando vi giunse
in fuga da Crotone, e il fervore della Scuola, lì dove si ergono ancora
le colonne del Tempio di Hera (Tavole Palatine). Una scuola di uomini e
donne pari, senza distinzione di ceto né di sesso, come canta Nicola
Sole nell’inno Al mare Ionio: “le donne, anch’esse, / le molli
disertando opre gentili, / venian severe a disputar sui marmi / del suo
Liceo! Pittagora! Qual mente, / quale altissima mente a tanto volo /
come a la tua levossi, o sì dappresso / guardò ne’ cieli?”. Oggi, in un
giorno qualunque del VI sec. a. C., tra le colonne doriche si discute
del valore simbolico del suono e delle donne. Tra le voci distinguo
quelle di Bindaice e Ocile o Eccelo (sorelle dei lucani Ocello e Occilo),
di Esara (figlia di Pitagora?), di Miia (sorella di Pitagora), di
Melissa, di Teano (moglie o sorella di Pitagora, citata anche come
moglie di Brontino di Metaponto). Miia parla della lettera che ha
scritto a Tillide, sulla cura dei figli, Melissa riferisce della sua
lettera a Clearta, sul ruolo della donna, Ocile è poco distante, sta
scrivendo un saggio “Sulla giustizia” e ascolta, ma è Teano che
coinvolge tutte con la sua pedagogia del silenzio. Dice di voler
consolare Euridice, un’amica tradita dal marito per un’etera, e il suo
discorso è intessuto di metafore sonore, il flauto e la lira divengono
simboli acustici di universi contrapposti, nel primo i segni inquietanti
di un corpo femminile costitutivamente ribelle (memore del clamore dei
crotali e del gemito dei flauti cari a Demetra), nel secondo la potenza
della ragione. L’arte del tacere, pratica esoterica a difesa delle
verità della scuola, prova iniziatica (si dice che Pitagora imponesse
agli aspiranti discepoli cinque anni di silenzio), rappresentava anche
la virtù più apprezzata in una donna. - Seguite il modello di Penelope,
maestra di silenzio, per non incorrere nel rischio di somigliare a
Medea, sposa ribelle e madre assassina. -. Teano distingue le donne in
signore del grido e maestre del silenzio, dunque. - Dentro questo
conflitto c’è tutta la nostra storia di donne – le grido, ma il vento ha
cambiato direzione e le nostre voci non si incontrano. Arrivederci alla
prossima storia.
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