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testata Ri ~Vista

EDITORIALE

a cura di Lorenza Colicigno

Storie al femminile

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Dove il mar Ionio, abbacinante distesa d’acqua al confine col cielo, sembra riposare sulla spiaggia metapontina, dove la spiaggia, poi, abbracciata dal Bradano e dal Basento, sembra distendersi fino alla collina, quasi a formare una culla tiepida, mi sorprendono suggestioni dal mito e dalla storia; il pensiero ricostruisce segni sulla sabbia, impressi da menti e mani eccelse e ingoiati dal mare, e voci che evocano armonie, sconfiggendo sul mio orizzonte visivo gli effetti di una modernità tanto piatta quanto inevitabile. Riemergono le emozioni che provò Pitagora, quando vi giunse in fuga da Crotone, e il fervore della Scuola, lì dove si ergono ancora le colonne del Tempio di Hera (Tavole Palatine). Una scuola di uomini e donne pari, senza distinzione di ceto né di sesso, come canta Nicola Sole nell’inno Al mare Ionio: “le donne, anch’esse, / le molli disertando opre gentili, / venian severe a disputar sui marmi / del suo Liceo! Pittagora! Qual mente, / quale altissima mente a tanto volo / come a la tua levossi, o sì dappresso / guardò ne’ cieli?”. Oggi, in un giorno qualunque del VI sec. a. C., tra le colonne doriche si discute del valore simbolico del suono e delle donne. Tra le voci distinguo quelle di Bindaice e Ocile o Eccelo (sorelle dei lucani Ocello e Occilo), di Esara (figlia di Pitagora?), di Miia (sorella di Pitagora), di Melissa, di Teano (moglie o sorella di Pitagora, citata anche come moglie di Brontino di Metaponto). Miia parla della lettera che ha scritto a Tillide, sulla cura dei figli, Melissa riferisce della sua lettera a Clearta, sul ruolo della donna, Ocile è poco distante, sta scrivendo un saggio “Sulla giustizia” e ascolta, ma è Teano che coinvolge tutte con la sua pedagogia del silenzio. Dice di voler consolare Euridice, un’amica tradita dal marito per un’etera, e il suo discorso è intessuto di metafore sonore, il flauto e la lira divengono simboli acustici di universi contrapposti, nel primo i segni inquietanti di un corpo femminile costitutivamente ribelle (memore del clamore dei crotali e del gemito dei flauti cari a Demetra), nel secondo la potenza della ragione. L’arte del tacere, pratica esoterica a difesa delle verità della scuola, prova iniziatica (si dice che Pitagora imponesse agli aspiranti discepoli cinque anni di silenzio), rappresentava anche la virtù più apprezzata in una donna. - Seguite il modello di Penelope, maestra di silenzio, per non incorrere nel rischio di somigliare a Medea, sposa ribelle e madre assassina. -. Teano distingue le donne in signore del grido e maestre del silenzio, dunque. - Dentro questo conflitto c’è tutta la nostra storia di donne – le grido, ma il vento ha cambiato direzione e le nostre voci non si incontrano. Arrivederci alla prossima storia.

 

a cura di Lorenza Colicigno

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