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Si spegne lentamente il bagliore del
sole sull’immensa distesa del mar Ionio, cielo e mare si fondono ora
davvero in un unico specchio, in questo giorno qualunque del VI sec a.
C.. Le voci di Bindaice, di Ocile, di Esara , di Miia, di Melissa, di
Teano si fanno più pacate, sembrano anch’esse immergersi nella quiete
dell’universo. Le colonne del tempio disegnano lo spazio, integrandosi
perfettamente nell’armonia del luogo. Nessuna di loro sembra aver
percepito l’eco della mia voce. Solo una, quella che era intenta a
scrivere, si volge con un lieve sussulto verso di me, che intanto tento
con gesti e parole di dialogare con le dotte pitagoree dalla profondità
del tempo. - Seguite il modello di Penelope, maestra di silenzio, per
non incorrere nel rischio di somigliare a Medea, sposa ribelle e madre
assassina, signora del grido - ha or ora affermato Teano. – Non sei
d’accordo? – mi chiede la donna, mentre mi sorride e mi invita a
sedermi. – Nel mio tempo – le dico – siamo finalmente uscite da questo
conflitto che ha segnato tutta la nostra storia di donne, né Penelope,
né Medea, dunque; esse misurano il loro agire con l’unico metro del
mondo maschile, noi abbiamo costruito intanto un’altra, lunga storia e
cerchiamo nuovi equilibri tra donne e uomini. Ma dimmi di te, che certo
della storia che cerco di raccontare hai scritto la tua parte. – Sono
Esara, sono nata a Grumentum; a differenza delle altre, che si dedicano
ad approfondire particolarmente i temi della donna e della famiglia, sto
scrivendo un trattato sulla natura dell’uomo… -. – Vuoi leggermene dei
passi?… - . – Non posso, verrei meno al precetto del silenzio. Posso
dirti che la mia mente si è sempre rivolta allo studio dell’uomo, inteso
come umanità, ma già so che questa scelta, quando molto tempo sarà
trascorso, porterà qualcuno a dubitare della mia stessa esistenza; gli
alti concetti che esprimo sembreranno più adatti alla mente di un uomo
che a quello di una donna. Già ora qualche allievo di Pitagora, oltre
modo invidioso, cerca di insinuare il dubbio sull’autenticità dei miei
pensieri, dei miei scritti. Ma pago volentieri questo scotto, ho
l’approvazione di Pitagora e seguo il mio talento. -. – Mi racconti di
cose che già conosco, chi rompe i recinti tra maschile e femminile ha
vita meno facile, a volte non ha vita. Ti ringrazio, Esara lucana. -. Il
vento mi è amico in questa piana metapontina sospesa ormai tra la luce e
il buio, una folata improvvisa strappa dalle mani di Esara il rotolo su
cui sta scrivendo. Lo raccolgo e leggo, benché a stento: “Pare a me che
la natura dell’uomo debba servire di regola alla legge, al diritto, alla
città, poiché, esaminandola bene, in essa se ne troverebbero le basi
della legge e del diritto, essendo l’uomo adorno di anima razionale...”.
Arrivederci alla prossima storia.
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