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testata Ri ~Vista

EDITORIALE

a cura di Lorenza Colicigno

Storie al femminile

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Si spegne lentamente il bagliore del sole sull’immensa distesa del mar Ionio, cielo e mare si fondono ora davvero in un unico specchio, in questo giorno qualunque del VI sec a. C.. Le voci di Bindaice, di Ocile, di Esara , di Miia, di Melissa, di Teano si fanno più pacate, sembrano anch’esse immergersi nella quiete dell’universo. Le colonne del tempio disegnano lo spazio, integrandosi perfettamente nell’armonia del luogo. Nessuna di loro sembra aver percepito l’eco della mia voce. Solo una, quella che era intenta a scrivere, si volge con un lieve sussulto verso di me, che intanto tento con gesti e parole di dialogare con le dotte pitagoree dalla profondità del tempo. - Seguite il modello di Penelope, maestra di silenzio, per non incorrere nel rischio di somigliare a Medea, sposa ribelle e madre assassina, signora del grido - ha or ora affermato Teano. – Non sei d’accordo? – mi chiede la donna, mentre mi sorride e mi invita a sedermi. – Nel mio tempo – le dico – siamo finalmente uscite da questo conflitto che ha segnato tutta la nostra storia di donne, né Penelope, né Medea, dunque; esse misurano il loro agire con l’unico metro del mondo maschile, noi abbiamo costruito intanto un’altra, lunga storia e cerchiamo nuovi equilibri tra donne e uomini. Ma dimmi di te, che certo della storia che cerco di raccontare hai scritto la tua parte. – Sono Esara, sono nata a Grumentum; a differenza delle altre, che si dedicano ad approfondire particolarmente i temi della donna e della famiglia, sto scrivendo un trattato sulla natura dell’uomo… -. – Vuoi leggermene dei passi?… - . – Non posso, verrei meno al precetto del silenzio. Posso dirti che la mia mente si è sempre rivolta allo studio dell’uomo, inteso come umanità, ma già so che questa scelta, quando molto tempo sarà trascorso, porterà qualcuno a dubitare della mia stessa esistenza; gli alti concetti che esprimo sembreranno più adatti alla mente di un uomo che a quello di una donna. Già ora qualche allievo di Pitagora, oltre modo invidioso, cerca di insinuare il dubbio sull’autenticità dei miei pensieri, dei miei scritti. Ma pago volentieri questo scotto, ho l’approvazione di Pitagora e seguo il mio talento. -. – Mi racconti di cose che già conosco, chi rompe i recinti tra maschile e femminile ha vita meno facile, a volte non ha vita. Ti ringrazio, Esara lucana. -. Il vento mi è amico in questa piana metapontina sospesa ormai tra la luce e il buio, una folata improvvisa strappa dalle mani di Esara il rotolo su cui sta scrivendo. Lo raccolgo e leggo, benché a stento: “Pare a me che la natura dell’uomo debba servire di regola alla legge, al diritto, alla città, poiché, esaminandola bene, in essa se ne troverebbero le basi della legge e del diritto, essendo l’uomo adorno di anima razionale...”. Arrivederci alla prossima storia.
 

 

a cura di Lorenza Colicigno

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