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“Damigella, la regina Giovanna II d'Angiò
la comanda ad Aversa”. Con queste parole il prefetto Antonio De
Riccardis, detto Plancone, dà inizio alla storia tragica di una giovane
donna e di una città. E’ ormai primavera a Terlizzi, il tepore dell’aria
mattutina invoglia la giovane damigella all’avventura, ma un timore,
intimo e profondo, la invade, pensando al viaggio tra i monti lucani.
Chissà, si chiede, se lì è già arrivata la primavera! Un drappello di
mercenari la scorterà fino ad Aversa, dove la regina tiene
temporaneamente la sua corte, per motivi politici e militari. “La regina
mi vuole con sé”, lei sospira, “è l’occasione attesa, ogni pericolo sarà
compensato da una vita ricca di feste, giostre, tornei, cene e amori.”.
Così, in un tiepido giorno della primavera del 1430, il drappello si
muove da Terlizzi e a piccole tappe si dirige verso Aversa. Compito
ingrato per Antonio, scortare una giovane e piacente donna in territori
infestati da mercenari durazzeschi e angioini. Per di più, egli osa
pensare, la fama della regina non lo aiuta: Giovanna l'insaziabile,
Giovanna dai cento amanti, Giovanna dalla vita efferata e scostumata,
Giovanna scomunicata da papa Martino V, Giovanna senza figli, ma anche
Giovanna amata dal popolo al punto da liberarla dalla segregazione in
Castel Capuano, a cui l’aveva ridotta l’amante Giovanni Caracciolo,
uccidendolo nel 1432. Anche la giovane, sempre più intimorita dai cupi
tratturi montani, pensa alla fama che la regina si è conquistata, ma
ricorda il detto Donna senza figli’ né p’ parer’ né p’ cunzigli’ e si
convince che la cattiva fama è solo la conseguenza di questa riprovevole
mancanza nei suoi doveri di donna e di regina. Si addormenta stanca e
sogna la piana di Eboli e la fine del viaggio. Finalmente una tappa per
riposarsi, a Satriano. La damigella pugliese vi giunge insieme alla fama
della sua avvenenza. I giovani del posto sono inevitabilmente travolti
dall’occasione. Le si avvicinano e, dicono le cronache, sedotti dalla
sua civetteria cortigiana, la rapiscono e la seviziano. De Riccardis
riesce a recuperarla viva, il viaggio è ripreso, si giunge finalmente a
Campagna, sua città natale. La giovane è affidata a persone sicure. La
vendetta non si fa attendere: al comando di alcune coorti lì accampate,
Antonio, insieme a Melazio Guarniero, suo genero, si dirige alla volta
di Satriano. L’attacco all’alba. Con materiale resinoso e pece si
cospargono le case e con lunghe torce si dà fuoco all’abitato. La città
è distrutta. Giovanna concede la reale grazia ai difensori dell’onore
della sua damigella. E la damigella senza nome? Immaginiamo che
s’interroghi su quale sarà il destino dei cittadini di Satriano,
incolpevoli testimoni della sua terribile avventura, e su quale sarà il
suo destino di donna senza verginità. Arrivederci alla prossima storia.
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