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Si sta organizzando una serie di
incontri che vogliono mettere in luce lo spazio né minimo né minore che
le donne hanno occupato nel tempo nel campo della scrittura. La
decisione è comune: si inizierà l’8 Marzo, per dare a questa data un
nuovo significato, arricchito del valore aggiunto della conoscenza.
Resta un mistero chi, esprimendo un pensiero unanime, abbia detto:
“Ester sarebbe felice di questo risveglio.”. Ci sono presenze e assenze
che ci accompagnano nella nostra storia di donne, ci sono davvero le
grandi madri, grandi perché la loro storia affonda nelle radici del
tempo passato e si proietta nelle pieghe ancora misteriose del tempo a
venire. Ester Scardaccione è una di queste. E’ giusto e naturale che il
suo ritratto occupi questa “palcoscenica” dell’8 Marzo. Cinzia
Marroccoli, Presidente di Telefono Donna, ricorda Ester come “una delle
più motivate promotrici di Telefono Donna, al quale manca ancora il suo
entusiasmo e la sua passione, così come è stato ineguagliabile il suo
supporto professionale, portato avanti sempre con grande umanità. Ci
resta il grande rammarico che lei non abbia potuto vedere realizzato il
suo sogno della Casa delle Donne, a lei oggi intitolata.”. Cecilia
Salvia, avvocata, collega di studio di Ester, ne ricorda la delicatezza
con cui sapeva ascoltare le testimonianze più intime delle donne,
l’abilità nel tradurle in linguaggio giuridico, la determinazione nel
difenderle. Il ritratto di Ester si completa con le parole della figlia,
Cristiana Coviello: “E’ riuscita, con la magia e la solarità che la
caratterizzavano, a vivere in perfetta ed armonica combinazione, il suo
ruolo di donna ambiziosa ed in carriera, sempre forte e decisa, con
quello di madre autoritaria ma complice, presente ma senza mai
dimenticare l’indipendenza. Ci ha insegnato il senso del dovere, la
libertà, l’uguaglianza, il rispetto per i più deboli e la comprensione
per l’altro. Grazie a lei so che tipo di donna, professionista e madre
vorrei essere.” Liliana Guarino, che l’ha conosciuta nel suo ruolo di
Presidente della Commissione Regionale per le Pari Opportunità, afferma
che “Ester ha rappresentato uno dei non frequenti casi di donne che non
hanno mai lavorato per costruirsi un percorso vantaggioso a livello
personale, ma sempre per le altre.”. E per raccogliere la voce delle
altre, Ester Scardaccione volle la Biblioteca Regionale “Isabella
Morra”; con queste parole di grande attualità, benché scritte
esattamente dieci anni fa, ne motivava la scelta: “…per un atto doveroso
di omaggio a quella che comunemente viene indicata come la prima
poetessa lucana per la sua arte dello scrivere con stile "amaro, aspro e
dolente", ma anche per le suggestioni che promanano dalla sua breve e
tormentata esistenza, per la sua condizione di donna, e per una
…esigenza di valorizzazione della parola al femminile; parola per troppo
tempo messa al bando o comunque sottostimata e svalorizzata se non, in
taluni casi, demonizzata e tante volte costretta a celarsi dietro
pseudonomi per non incorrere nella censura ingenerosa di un mondo solo
al maschile. Eppure la parola, il diritto al suo uso, l'abilità al suo
gioco di incastro, per esprimere sensazioni, emozioni, idee, sentimenti
e per varcare "le barriere dell'anima"…non possono che essere
appannaggio esclusivo dell'intelligenza, senza caricarsi di connotazioni
vincolanti, ossia di riferimenti a questa o a quella parte di umanità e
meno che mai a questa o quella componente.”. Grazie, Ester.
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