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Saponara (Grumento Nova), castello
dei Sanseverino, 12 Aprile 1682. Il chiarore delle fiaccole rompe il
buio della notte, il castello nella sua insolita e festosa veste
luminosa preannuncia un evento straordinario: Aurora Sanseverino, che ha
13 anni, domani andrà sposa a Don Girolamo Acquaviva, conte di
Conversano. L’animazione intorno al castello ricorda il 28 Aprile 1667
in cui Aurora era nata da Carlo Maria, principe di Bisignano, e da Maria
Fardello, principessa di Pacecco. Subito si era sparsa a Saponara, ma
anche ben oltre, la fama della sua bellezza. Tanto bella che solo
un’opera d’arte poté darle il nome: in un famoso dipinto del tempo
dell’abate Giovanni Ferro, intitolato “L’Aurora”, era raffigurata,
infatti, una bellissima fanciulla che spargeva fiori sul mondo. Così
apparve Aurora in quel suo primo giorno e in tutti gli altri della sua
vita: un annuncio di armonia, di bellezza fisica e di acuta
intelligenza. Carlo Maria Sanseverino aveva voluto che Saponara fosse
testimone dell’ingresso di Aurora sulla scena del mondo. Il castello e
la cappella (oggi chiesa di San Giuseppe) ne furono degna cornice. Ora
Aurora se ne congedava per seguire il marito a Conversano, lasciando
però indelebile il ricordo della sua bellezza di bambina e di sposa.
Presto Aurora sarebbe rimasta vedova. La poesia certo l’aiutò a superare
quel primo grande dolore. Suo padre, appassionato uomo di cultura, al
punto da far costruire nel suo palazzo un teatro, l’aveva avviata con
ottimi precettori agli studi. Aurora aveva dimostrato precocemente di
amare la poesia e la musica, della prima sarebbe stata abile
protagonista, della seconda committente e mecenate. A Napoli avrebbe
conosciuto e poi sposato, il 28 aprile 1686, Nicola Gaetani dell’Aquila
d’Aragona, poi duca di Laurenzana. Il matrimonio fu un’occasione di vita
culturale, durante la cerimonia, infatti, il padre della sposa fece
rappresentare, nel teatro del suo palazzo, il dramma pastorale
“Eliodoro”. Iscritta nel 1695 all’Accademia dell’Arcadia, con il nome di
Lucinda Coritesia, fece parte anche dell'Accademia degli Spensierati di
Rossano (Cosenza) e di quella degli Innominati di Bra (Cuneo), con il
nome “La Perenne”. Insieme al marito Nicola nel loro salotto di Port’Alba
a Napoli e in quello di palazzo Sanseverino ospitarono poeti, scrittori,
musicisti, pittori e uomini di cultura, venuti anche da lontano per
colloquiare soprattutto con lei. Una vena di malinconia la nota perenne
della sua poesia, accentuata dalla morte di più di un figlio, ma anche
l’amore per la natura e l’aspirazione inappagata ad una quiete e ad una
pienezza di vita, che sentì di non poter mai raggiungere, nonostante
l’intensa presenza nella società colta del tempo. A Piedimonte (oggi
Piedimonte Matese), il 2 Luglio 1726, Aurora si congedò per sempre dalla
vita e dalla poesia. Arrivederci alla prossima storia.
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