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testata Ri ~Vista

EDITORIALE

a cura di Lorenza Colicigno

Storie al femminile

007

   

“Rachele, Rachele…”, Irene chiama sottovoce la sorella, “sta arrivando Pensabene, nasconditi, sorella mia, nasconditi…oh, comandante Pensabene…”. “Chi è questa bella giovane…ne risplende la casa di vostro marito, Notar Carlo Troylo, fedele suddito di Ferdinando.”. Irene trema per Rachele, la sorella da cui l’aveva separata l’accesa anima rivoluzionaria; quante volte glielo aveva detto: “Rachele, ma chi te la fa fare, pensa alla tua vita, tu sei bellissima, ma ‘sti ripubblican’ t’hann’ fatt’ la fattura…tutta colpa del compaesano nostro, Luigi Lomonaco, e di suo fratello Francesco, che a Napoli fa il diavolo a quattro contro il re.”. Lorenzo Pensabene, un calabrese a capo della compagnia di Sanfedisti che doveva domare le repubbliche lucane, il 4 marzo aveva abbattuto l’albero della libertà e aveva riconquistato Montalbano Ionico alla causa realista; il 1° Maggio era tornato con il preciso incarico di arrestare Rachele Cassano, l’anima della rivoluzione di Montalbano e non solo; lei aveva 20 anni, era alta e slanciata, un dolce sorriso e lineamenti delicati, nulla del suo aspetto avrebbe fatto immaginare che fosse la persona più odiata dai realisti per il fervore rivoluzionario della sua “sala patriottica”, dove si leggevano il “Monitore napoletano” di Eleonora Pimentel Fonseca e gli scritti di Francesco Lomonaco, dove venivano accolti patrioti dagli altri centri repubblicani della Lucania, come Tito e Picerno, dove si erano decisi i destini della rivoluzione lucana del 1799, dove ora si stavano saldando i conti di una sconfitta senza speranza e di una reazione senza pietà. Uno sguardo soltanto, e la bellezza di Rachele incantò il comandante Pensabene, egli se ne innamorò e ne rese possibile la salvezza; l’amore di Pensabene rimase un sentimento non corrisposto, tuttavia, per alleviare le difficoltà della giovane ricercata, egli le inviò denaro fino al 1800, quando l’indulto la liberò dall’incubo della prigionia e della morte. Nel 1801 la palazzina con la loggia a ringhiera di ferro, sotto la quale gli abitanti di Montalbano passavano per ammirare la bellezza di Rachele e per parlare di lei con amore o odio, con pietà o con disprezzo, salutò la giovane patriota lucana che andava sposa a un gentiluomo di Rotondella; l’epopea di Rachele si era conclusa, le restava la prosa della vita quotidiana, ancora illuminata dai dolorosi e fervidi ricordi di un eroismo che l’aveva proiettata sulla ribalta della storia, coraggiosa protagonista di “unioni consacrate alla fratellanza, alla concordia e all’amore del pubblico bene”. Arrivederci alla prossima storia.

 

a cura di Lorenza Colicigno

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