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“Rachele, Rachele…”, Irene chiama
sottovoce la sorella, “sta arrivando Pensabene, nasconditi, sorella mia,
nasconditi…oh, comandante Pensabene…”. “Chi è questa bella giovane…ne
risplende la casa di vostro marito, Notar Carlo Troylo, fedele suddito
di Ferdinando.”. Irene trema per Rachele, la sorella da cui l’aveva
separata l’accesa anima rivoluzionaria; quante volte glielo aveva detto:
“Rachele, ma chi te la fa fare, pensa alla tua vita, tu sei bellissima,
ma ‘sti ripubblican’ t’hann’ fatt’ la fattura…tutta colpa del compaesano
nostro, Luigi Lomonaco, e di suo fratello Francesco, che a Napoli fa il
diavolo a quattro contro il re.”. Lorenzo Pensabene, un calabrese a capo
della compagnia di Sanfedisti che doveva domare le repubbliche lucane,
il 4 marzo aveva abbattuto l’albero della libertà e aveva riconquistato
Montalbano Ionico alla causa realista; il 1° Maggio era tornato con il
preciso incarico di arrestare Rachele Cassano, l’anima della rivoluzione
di Montalbano e non solo; lei aveva 20 anni, era alta e slanciata, un
dolce sorriso e lineamenti delicati, nulla del suo aspetto avrebbe fatto
immaginare che fosse la persona più odiata dai realisti per il fervore
rivoluzionario della sua “sala patriottica”, dove si leggevano il
“Monitore napoletano” di Eleonora Pimentel Fonseca e gli scritti di
Francesco Lomonaco, dove venivano accolti patrioti dagli altri centri
repubblicani della Lucania, come Tito e Picerno, dove si erano decisi i
destini della rivoluzione lucana del 1799, dove ora si stavano saldando
i conti di una sconfitta senza speranza e di una reazione senza pietà.
Uno sguardo soltanto, e la bellezza di Rachele incantò il comandante
Pensabene, egli se ne innamorò e ne rese possibile la salvezza; l’amore
di Pensabene rimase un sentimento non corrisposto, tuttavia, per
alleviare le difficoltà della giovane ricercata, egli le inviò denaro
fino al 1800, quando l’indulto la liberò dall’incubo della prigionia e
della morte. Nel 1801 la palazzina con la loggia a ringhiera di ferro,
sotto la quale gli abitanti di Montalbano passavano per ammirare la
bellezza di Rachele e per parlare di lei con amore o odio, con pietà o
con disprezzo, salutò la giovane patriota lucana che andava sposa a un
gentiluomo di Rotondella; l’epopea di Rachele si era conclusa, le
restava la prosa della vita quotidiana, ancora illuminata dai dolorosi e
fervidi ricordi di un eroismo che l’aveva proiettata sulla ribalta della
storia, coraggiosa protagonista di “unioni consacrate alla fratellanza,
alla concordia e all’amore del pubblico bene”. Arrivederci alla prossima
storia.
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