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Tricarico, Dicembre 1883. Che
giornata importante. Ho superato l’esame per l’abilitazione
all’insegnamento delle lettere italiane nella scuole normali, presto
sarò a Camerino. Mi spiace di lasciare il figlioletto mio, Francesco
Nicola, non certo Luigi, marito davvero insensibile alle mie sofferenze
di madre, alle mie aspirazioni di donna. Andrò a Camerino contro la mia
malferma salute, contro le chiacchiere del paese, contro il disinteresse
di Luigi. Davvero sacrosante le parole che scrissi un anno fa, era il 12
di Ottobre, ricordo la pioggia e le lacrime: “A che vale la mia febbre
di canto?/S’io gemo, né potrò farmi immortale?”. Poca salute, molta
solitudine, e voi solo, fantasmi delle mie figliolette, unica gradita
compagnia. Da voi aspettavo, invano, il sorriso che non ho più, la
voglia di dare di me il meglio, nella società come nella poesia. Domani
sarò a Camerino. Leggerò alle mie care alunne poche parole, le ho
scritte anche per voi, attese testimoni, ma invano, della mia vita di
speranze, di caldi sentimenti, di fervido credo politico, d’amore per
l’Italia. Ascoltate, dilette figliolette: “E veramente la donna, o
vilipesa o trascurata presso le nazioni rozze dì qualsivoglia età, non
poteva più oltre, nello svolgimento intellettuale e morale dei popoli
rimanersi addietro, quasi non fosse anch’essa creatura di Dio, destinata
compagna e coadiutrice dell’uomo, e capace di aspirare al Vero, al Bello
e al Grande…Non cesserò di ripetere col divino Leopardi: Donne, da voi
non poco/La Patria aspetta! A senno vostro il saggio/E il forte adopra e
pensa. Ed a questo proposito io vi dirò, non certo per vanità di
parlarvi di me, ma per esservi sprone all’onorata palestra, come dai
miei teneri anni fui naturalmente inclinata a conoscere, e mi bastarono
pochissime lezioni elementari, avute in famiglia dai congiunti, per
mettermi in grado di superare da me sola ogni ostacolo nel progredire
studiando sui libri; né saprei dirvi quanti autori, ed in quali materie
diverse, abbiano formato oggetto delle mie meditazioni. Ma certo di
libri, e di ottimi libri, ero fornita a dovizia, poiché nacqui, la Dio
mercé, figlia a non oscuro cultore delle lettere. M’ebbi però, per
soverchia tenerezza del mio Genitore, avvertimenti quotidiani di non
dovere studiar troppo, essendo io una donna di complessione gracile, e
perché mi sarebbero toccati nel mondo, insieme all’acquistato sapere,
assai disinganni! Sicché dovetti, mio malgrado, e malgrado l’arcano
intuito che spingevami ad adorar l’Arte e particolarmente la Poesia,
sogno delle mie notti, astro de’ miei giorni tenebrosi e dolenti, almeno
in parte uniformarmi a tale temperamento…io figlia della derelitta
Basilicata, derelitta per secoli d’ignominioso e degradante servaggio.”.
A Tricarico, il 9 Agosto 1884, si spegneva Laura Battista, infelicissima
madre e ardentissima patriota. Era nata a Potenza, il 23 novembre 1845.
Arrivederci alla prossima storia.
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