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E’ primavera, si va in campagna, tra
i peri selvatici in fiore all’orizzonte, i macchioni di biancospini al
bordo della strada e, in mezzo ai campi, le querce solitarie, a guardia
di antichi confini. La casetta tutta bianca con il tetto a terrazza mi
invita, in ogni pausa dei lavori la scala di legno sul retro porta il
mio sguardo oltre l’orizzonte. Non manca la solita piccola ferita che
mio nonno cura a modo suo, un po’ di vino per ripulirla dalla terra, il
dischetto lanuginoso preso da una canna sull’escoriazione e per fascia
un fazzoletto. E’ tutto passato, si può riprendere a lavorare e a…
giocare. Al tramonto, tutti sul calesse per il ritorno. “Nonno, com’è
che mamma mia sa riconoscere “a naso” i meloni più buoni, sa come o
quando seminare questo o quell’ortaggio, e pretende di insegnarlo a papà
che è un ortolano nato.”. “E’ perché quando Michelina era ragazzina, e
dei figli maschi nessuno era sopravvissuto, lei mi seguiva sempre nei
lavori dei campi o a fare legna in alcune zone dell’Ofanto. Avevamo in
fitto alla Masseria Viggiani qualche ettaro di terra che seminavo ad
ortaggi. Un anno volli coltivare i meloni zuccherini, io scavavo con la
zappa le buchette e tua madre vi depositava i semi, né più né meno di 5
o 6 per buchetta, secondo il sistema di semina a postarelle. Poi tua
nonna chiudeva le buchette con un po’ di terra, mentre Michelina bagnava
le postarelle per tutto il giorno. Mi seguiva anche nella raccolta e
così imparò a scegliere i meloni già pronti. Una parte ne vendevamo in
paese, altri nei paesi vicini, a Rapolla e a Melfi.”. Nonna Maria Donata
si anima: “E qui un altro miracolo di tua madre Michelina, sapeva
vendere tutto ciò che si produceva. Con uno sguardo capiva l’anima delle
persone, le ascoltava, cercava sempre di accontentarle; chi aveva pochi
soldi poteva contare sul regalo di un meloncino un po’ meno riuscito,
che avremmo dovuto consumare noi. Tutti se la ricordano come un asino da
soma, ma intelligente e piena di umanità.”. “Nonna, raccontami il fatto
degli stivaletti”. “Una volta Michelina voleva un paio di stivaletti, se
li sognava. Un giorno, non ce la feci più. Quella figlia faceva tanto
lavoro e se li meritava, così mentre contavo i soldi della vendita le
feci scivolare qualche soldo sotto il grembiule. Eccola con le scarpe
desiderate. Quando nonno gliele vide, mi chiese spiegazioni e io, con un
po’ di furbizia, risposi che le aveva pagate davvero tanto poco e perciò
le aveva comprate. Quando tuo padre ha incrociato i suoi bellissimi
occhi verdi, vendeva meloni. Non se la deve prendere, se vuole insegnare
a lui il mestiere di ortolano.” Michela Iacoviello (Caliddë) è nata a
Lavello il 18 Agosto del 1927. Arrivederci alla prossima storia.
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