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“Buenos Aires 1, 6, 1914. Madre mia,
vengo a te con questa mia per dirti che non posiamo più vivere, io e i
miei figli che quel disgraziato qui ci ha rimasto senza niente. La casa
mi vogliono caciare che dicono non pago e come pozzo pagare che non si
vede una luce della mia vita disgraziata. Madre mia, i figli piangono e
lu patre che prometteva soldi e manciare sene iuto. Ti voleva dare buone
notizie ma la disgrazia è grande. Sono passata due anni che isso è
tornato all’Italia e niente mi ha rimasto. Te lo prego, fammi tornare a
la casa mia, che qui mi accido. Tua figlia D’Alessio Beatrice.”. La
schiena piegata, i capelli ormai ingialliti sotto lo scialle nero,
tremanti le mani, tanta la disperazione negli occhi scavati. “Madre di
Dio, che devo fare di questa lettera. Povera figlia mia, quale destino
t’ho dato. Io pensavo che ti sposavi e andavi alla Merica, lasciavi la
miseria a Lagonegro e là stavi bene. La porto a don Rocco la lettera,
che la darà al sottoprefetto. Lui può tutto, ti riporterà qui, c’è la
miseria, ma ci sono anche io, tua madre.”. “Don Rocco, voi la conoscete
bene Beatrice D’Alessio, la figlia mia ha trovato la sventura alla
Merica.”. “Vedrò che posso fare”, le aveva detto turbato Don Rocco,
andando dal Sottoprefetto. “Brava gente” aveva detto Don Rocco al
Sottoprefetto Carlo di Montesereno, “Sfortunata, ma brava gente.
Leggete, Sottoprefetto, leggete, e, se potete, fate qualcosa.”. “Datemi
la lettera, ma non so che potrò fare.” Era il 9 settembre del 1914,
erano passati ormai tre mesi di quell’inferno, che ne era stato nel
frattempo di Beatrice d’Alessio? Se lo chiedeva con pena il
Sottoprefetto, leggendo e rileggendo quelle poche righe che invocavano
aiuto. Ma certo. Avrebbe mandato una lettera al Console generale
d’Italia a Buenos Aires per chiederne il rimpatrio, e intanto volle
saperne di più di quella povera donna. Don Rocco gli raccontò che il
marito della D’Alessio, Angelo Lauria, era rientrato in Italia circa due
anni prima, come se nulla fosse stato, anzi vantava le bellezze e le
fortune di chi se n’era andato a Buenos Aires, poi si era trovato
un’altra donna ed era sparito. Sarebbero passati tre o quattro mesi
prima di ricevere una risposta dal Console, se mai fosse giunta, pensava
turbato il Sottoprefetto. Intanto la tragedia collettiva della guerra
avrebbe oscurato la tragedia individuale di Beatrice. In fondo era una
vicenda come tante altre. Si mise il cuore in pace, lui il suo dovere lo
aveva fatto. Ma il cuore di Beatrice avrebbe mai più trovato pace? Sua
madre certo non poté trovarla, finché visse. Arrivederci alla prossima
storia.
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