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E’ ancora buio, mi aspetta l’orto.
Sono giorni che non piove, la terra è secca, innaffia innaffia e si
crepa sempre. “Antonietta, buona giornata”. “A te, Rosina”. Nel buio la
sagoma della vicina si intravede appena, ma è lei, puntuale come un
orologio. Sono quasi le otto, devo correre a casa con le mie zucchine e
svegliare i bambini (undici!), lavarli uno ad uno nella tinozza, che
guerra. Vestirli, poi, pettinarli, e il borotalco in un attimo copre
tutti e tutto, poi bisognerà spolverare, ma come sono felici, tutti
profumati, specialmente Luisella, la vanitosa, e Giuseppina, la timida,
che ride appena appena girando la testa. Un bacio a me, appena un
buffetto sulla guancia a loro, perché i figli, si sa, si baciano solo di
notte. Gaetano a scuola, già si fa i suoi progetti, è bravo, come
Lucietta, ma Angelo non ne vuole sapere, l’aspetta la fatica dei campi
con il padre, Rocco strilla dalla strada, deve fare pipì, non resta che
lasciargli i calzoncini aperti. Le grida dei bambini mi assordano, un
gruppetto di bambine, c’è anche Assuntina mia, si sta raccontando chissà
quali fatti, ridono, si fanno spallucce, seguo i loro sguardi, c’è in
giro quel ragazzino venuto da Torino per le vacanze. Assuntina sta
facendo grande. “Antoniettaaaa!” E’ la voce strascicata di mia suocera,
abitiamo vicino, è ammalata e non può darmi una mano con i bambini, anzi
sono io che devo aiutarla. Non ho molto tempo, ma un atto di carità si
fa, un atto di rispetto a mio marito, le sistemo i cuscini, le dico una
parola buona. Per fortuna ci sono i materassi, corro via in fretta,
forse non mi apprezza, ma ho undici figli e il lavoro da fare. Io so
cucire e riempire i materassi di lana, poi li trapunto, le mie vicine di
casa o i parenti mi chiamano per questo. Mi piace vederli troneggiare
sul letto di una nuova sposa, i miei materassi, lucidi e gonfi. La sera,
dopo aver messo a letto i bambini, vado alla fontana in piazza a lavare
i loro vestitini. Noi donne ci andiamo di nascosto, è proibito lavare a
quella fontana perché lì si abbeverano cavalli, asini e muli e non si
deve inquinare l’acqua. Ma i pannucci dei bambini, praticamente puliti e
delicati come loro, le lenzuola, invece, le laviamo al Borgo o alla
fonta¬na del Calvario oppure al fiume. E’ quasi buio, si torna a casa,
cammino piano sotto il carico dei panni bagnati sulla testa, ma a casa
si riprende la corsa, sistemo le sedie e ci stendo i panni sopra ad
asciugare. Ancora in fretta, in fretta, mio marito mi aspetta a letto
sveglio! Allora mi scordo dell’orto e della fatica, mio marito mi è
fedele, e non è cosa da poco. Non devo condividerlo con un’amante
esigente, né i miei figli devono spartire le magre entrate con figli
illegittimi. Oggi, io, Antonietta Grieco, compio 88 anni, mentre
ricordo, stringo mia nipote tra le braccia e sono felice. Arrivederci
alla prossima storia.
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