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testata Ri ~Vista

EDITORIALE

a cura di Lorenza Colicigno

Storie al femminile

012

   

E’ ancora buio, mi aspetta l’orto. Sono giorni che non piove, la terra è secca, innaffia innaffia e si crepa sempre. “Antonietta, buona giornata”. “A te, Rosina”. Nel buio la sagoma della vicina si intravede appena, ma è lei, puntuale come un orologio. Sono quasi le otto, devo correre a casa con le mie zucchine e svegliare i bambini (undici!), lavarli uno ad uno nella tinozza, che guerra. Vestirli, poi, pettinarli, e il borotalco in un attimo copre tutti e tutto, poi bisognerà spolverare, ma come sono felici, tutti profumati, specialmente Luisella, la vanitosa, e Giuseppina, la timida, che ride appena appena girando la testa. Un bacio a me, appena un buffetto sulla guancia a loro, perché i figli, si sa, si baciano solo di notte. Gaetano a scuola, già si fa i suoi progetti, è bravo, come Lucietta, ma Angelo non ne vuole sapere, l’aspetta la fatica dei campi con il padre, Rocco strilla dalla strada, deve fare pipì, non resta che lasciargli i calzoncini aperti. Le grida dei bambini mi assordano, un gruppetto di bambine, c’è anche Assuntina mia, si sta raccontando chissà quali fatti, ridono, si fanno spallucce, seguo i loro sguardi, c’è in giro quel ragazzino venuto da Torino per le vacanze. Assuntina sta facendo grande. “Antoniettaaaa!” E’ la voce strascicata di mia suocera, abitiamo vicino, è ammalata e non può darmi una mano con i bambini, anzi sono io che devo aiutarla. Non ho molto tempo, ma un atto di carità si fa, un atto di rispetto a mio marito, le sistemo i cuscini, le dico una parola buona. Per fortuna ci sono i materassi, corro via in fretta, forse non mi apprezza, ma ho undici figli e il lavoro da fare. Io so cucire e riempire i materassi di lana, poi li trapunto, le mie vicine di casa o i parenti mi chiamano per questo. Mi piace vederli troneggiare sul letto di una nuova sposa, i miei materassi, lucidi e gonfi. La sera, dopo aver messo a letto i bambini, vado alla fontana in piazza a lavare i loro vestitini. Noi donne ci andiamo di nascosto, è proibito lavare a quella fontana perché lì si abbeverano cavalli, asini e muli e non si deve inquinare l’acqua. Ma i pannucci dei bambini, praticamente puliti e delicati come loro, le lenzuola, invece, le laviamo al Borgo o alla fonta¬na del Calvario oppure al fiume. E’ quasi buio, si torna a casa, cammino piano sotto il carico dei panni bagnati sulla testa, ma a casa si riprende la corsa, sistemo le sedie e ci stendo i panni sopra ad asciugare. Ancora in fretta, in fretta, mio marito mi aspetta a letto sveglio! Allora mi scordo dell’orto e della fatica, mio marito mi è fedele, e non è cosa da poco. Non devo condividerlo con un’amante esigente, né i miei figli devono spartire le magre entrate con figli illegittimi. Oggi, io, Antonietta Grieco, compio 88 anni, mentre ricordo, stringo mia nipote tra le braccia e sono felice. Arrivederci alla prossima storia.

 

a cura di Lorenza Colicigno

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