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Le radici dell'8 marzo affondano
nella storia del Novecento: nel 1907 Clara Zetkin e Rosa Luxemburg
organizzano la prima conferenza internazionale della donna, nel 1908 a
Chicago 129 operaie tessili bruciano vive nell’incendio dell’opicificio
(Cottons) da loro occupato nel corso di uno sciopero; nel 1910 a
Copenaghen Rosa Luxemburg propone l’istituzione di una giornata
internazionale della donna, anche per ricordare i fatti di Chicago. La
giornata si celebra in varie parti del mondo e anche in Italia durante e
dopo la prima guerra mondiale, tradizione interrotta dal fascismo.
Durante la lotta di liberazione nazionale diviene giornata di
mobilitazione delle donne contro la guerra e per la rivendicazione dei
diritti. Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera e
sceglie la mimosa come simbolo. Nel 1980 a Roma in una grande
manifestazione unitaria confluiscono per la prima volta tutti i
movimenti femminili e femministi. Radici lunghe e ormai ben radicate,
dunque, nel terreno della parità e dell’uguaglianza. Oggi l’edificio che
vide la nascita dell’8 marzo non esiste più a Copenaghen, distrutto nei
giorni scorsi da una violenza più sottile, come è sempre quella che non
si fa scrupolo di abbattere i simboli. Oggi, dunque, ha ancora più
valore la celebrazione di questo giorno, perché resta l’unica eco di
tante diverse storie: quelle tragiche delle violentate, quelle serene
delle donne appagate dal lavoro, quelle inquiete di quante lo cercano
invano o non lo cercano più, quelle audaci delle donne che combattono
mafia e droga, quelle affannate di chi cura i propri invalidi, quelle
grigie di quante scontano la sordità del quotidiano, quelle impagabili
di chi genera un figlio, quelle buie di chi l’abbandona. Ma oggi, 8
marzo 2007, questa “palcoscenica” è dedicata a tutte coloro che sanno
far sentire le propria voce: a Maria Carmela, Antonia, Giuseppina,
Roberta, Elvira e a tante altre che ho incontrato in un giorno recente
di un anno recente in una piazza di Potenza, alcune da Senise, altre da
Montemilone, altre da Paterno, altre non ricordo più da dove, alcune
giunte in folti gruppi con i pullman, altre in macchina con mariti e
figli, con convinzione sventolavano le bandiere dei loro sindacati,
gridavano slogan, sapendo con chiarezza quanto fosse importante
difendere in prima persona il proprio lavoro e quello di tutti. Il
ricordo delle nostre parole e dei nostri sorrisi di quel giorno,
scambiati in una manifestazione tanto simile a tante altre, che quasi
potrebbe apparire inutile citarla, ho voluto conservarlo nella memoria
proprio per questo 8 marzo, affinché l’immagine di tante donne insieme,
gioiose e consapevoli, potesse aggiungere al simbolo di una lunga storia
il valore forte del loro esserci.
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