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EDITORIALE

a cura di Lorenza Colicigno

Storie al femminile

018

   

Incontro Antonietta Robilotta, insieme alle donne della locale associazione "La Fenice", nel locale della sua casa di Corleto Perticara dedicato al presepe. Tutto l’anno è scandito da questa occupazione, si comincia a Settembre-Ottobre a progettare il nuovo presepe, poi la costruzione rigorosamente a mano di ogni particolare, case, grotte, pecore, personaggi, tutto sarà pronto per Natale e rimarrà a disposizione di chi vorrà visitarlo fino all’estate, sarà poi smantellato e il locale rimarrà pronto per l’installazione del prossimo presepe. Un ciclo continuo di amore e creatività, con una naturalezza che rende naif il paesaggio, senza particolari mediazioni culturali, la fantasia di Antonietta domina sovrana, nel più bello e nel meno bello, mi mostra con orgoglio tra le altre cose le pecorelle realizzate da lei con la creta rivestita di pelliccia, l’interno di un giubbotto, mi dice, una sorta di riciclaggio di materiali poveri finalizzati a realizzare ogni anno un sogno…Quando Antonietta ha comprato la casa in cui oggi vive, determinante è stata la presenza di questa grande stanza interna. “Questa sarà la stanza del presepe, qui si realizzerà il mio sogno.”. E così è stato. Ma la passione creativa di Antonietta non si esaurisce con la costruzione dell’annuale presepe. La sua ansia costruttiva, che trova nella malattia (il morbo di Parkinson), un alleato, un compagno, benché doloroso, nelle notti insonni, si manifesta anche nella ricerca delle radici di salice e di ginestra lungo il corso dei tre fiumi che attraversano la sua campagna, radici che Antonietta pulisce e raschia amorosamente, lucida e dispone su basi di pietra oppure intreccia a formare cestini e cornici di specchiere. Le radici di Antonietta Robilotta si volgono arditamente verso il cielo, si trasformano in rami di alberi e in braccia e corpi d’uomini e donne, quasi mitiche ninfe e fauni, avvinghiati in strani abbracci, restituiti alla vita dal genio spontaneo di una donna contadina. Antonietta è nata a Corleto Perticara, il 15 Ottobre del 1934, insieme al marito Antonio Cirone, col quale è sposata da 52 anni, si reca al mattino presto in campagna; in particolare dopo la piena, i fiumi abbandonano sulla riva alberi e cespugli strappati alla terra, ed ecco Antonietta pronta a raccogliere quei doni della natura. Antonio racconta che spesso è costretto ad aspettarla a lungo: “La perdë in tuttë, non si ritira mai, ma l’aggia accuntëntà.” Le parole di Antonio sono semplici e argute, nel suo sorriso si scopre amore e orgoglio per quella moglie ormai anziana che ritrova sempre bambina nel suo entusiasmo di ricercatrice di radici. Antonietta coltiva da circa sei anni questo interesse, "Rallenta la mia malattia", dice, ed è così anche secondo la dottoressa che a Milano ne segue il decorso. La coraggiosa ed originale Antonietta ha tenuto in passato mostre a Guardia Perticara ed ha anche venduto molte delle sue opere, ma per lei resta un passatempo, anzi meglio una terapia, né del resto si aspetta molto dalla vita, dopo dieci anni di malattia. Ricorda suo padre che lavorava il legno e ne faceva babbucce per lei, ricorda la madre, brava ricamatrice. Anche lei ricama, quando il male glielo consente. Il lavoro aiuta a vincere la malattia, è questo il suo messaggio forte. Del giudizio degli altri non si cura molto, "In paese, dice, c’è chi ti apprezza e chi ti disprezza. A me, ad esempio, piace ornare le radici di fiori e di foglie finte, a molti invece piacciono spoglie. Io in genere seguo il mio gusto ed ecco alberi fioriti che ospitano Biancaneve e i sette nani, i miei personaggi preferiti.”. Una delicata radice di salice mi rimanda oggi l’immagine di Antonietta, un’immagine di grande leggerezza: il fiume sorride mentre sulle sue sponde si aggira lei, ninfa contadina, immemore, nel gesto creativo, della pesantezza della vita quotidiana.

 

a cura di Lorenza Colicigno

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