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~Vista
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maggio |
2009 |
N° |
9
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Anno |
VI |
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quadrimestrale
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Leggere e scrivere
creativamente |
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L’approccio alla
scrittura, alcune parole-chiave
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a cura di Lorenza
Colicigno |
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Il foglio bianco |
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È vero, ci sono in Italia più scrittori che
lettori. Di questo si lamentano gli stessi scrittori e gli editori, per
le scarse vendite dei loro prodotti, mentre gli esperti ne discutono, in
particolare per quanto riguarda i giovani, mettendo in luce gli effetti
negativi sul livello culturale del nostro Paese. Chi come noi invita a
scrivere, non può, quindi, non sentirsi in colpa, ad incentivare il
numero già notevole di Italiani “aspiranti scrittori”. Ma chi ama
veramente scrivere di una cosa deve convincersi, e cioè che la relazione
tra scrittura e lettura è strettissimo: è molto difficile trovare un
bravo scrittore che non sia anche un grande lettore. |
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Chi non sa o non vuole leggere difficilmente
saprà scrivere bene. Il nostro invito è, quindi, prima alla lettura, poi
alla scrittura. In particolare in questo corso in cui la scrittura viene
valorizzata dall’attenzione alla lettura espressiva. Ma è proprio vero
che ciascuno di noi, messo di fronte ad una pagina bianca, con grande
rapidità riuscirebbe a riempirla di parole, magari dense di significato?
Esiste o no quella che si chiama “sindrome della pagina bianca”? Vi
assicuriamo che esiste. |
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A volte può essere anche un bene, magari si
evita di scrivere cose insignificanti, spesso è un male, perché ci
impedisce nell’espressione dei nostri pensieri, dei sentimenti, nel dare
spazio ad una vocazione tanto segreta quanto legittima. Come superare,
dunque, la paura della pagina bianca? Qualcuno potrebbe suggerire di
utilizzare un foglio di colore diverso! |
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L’espediente che nei nostri laboratori
suggeriamo è questo: qualunque sia il colore della pagina vuota, si
cominci a scrivere con leggerezza, senza aspettative, magari proprio
scrivendo “non so cosa scrivere” una, due, infinite volte, fino a quando
non si senta scorrere liberamente la penna lungo i sentieri possibili
del foglio e del significato: a poco a poco al nulla si sostituirà un
insieme di segni leggibili, capaci di comunicare almeno domande, di
suggerire percorsi di approfondimento possibili, nuclei di potenziali
racconti, un florilegio di intuizioni espressive, che, se pure nulla
avranno a che fare con la “Scrittura”, molto avranno a che fare con
quell’urgenza comunicativa e quella intenzione espressiva che sono
l’anima di ogni parola. Alcuni testi sono illuminanti a questo riguardo. |
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Come superare la paura del foglio bianco |
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Ogni corsista è stato messo davanti al
foglio bianco. Il vuoto. Sollecitati, allora, a scrivere, alla
inevitabile domanda Cosa?, il docente ha spiegato che loro si trovavano
in quel momento nella stessa situazione in cui si trovano gli scrittori
che, davanti a quel vuoto, vengono presi da un senso di angoscia, se non
addirittura di terrore: cosa scrivo? Come inizio? |
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Ciascuno ha una sua risposta, si tratta di
“scriverla”, seguendo delle semplici regole.
Ecco le indicazioni per la prima pagina scritta, suggerite dal testo
Scrivere “zen” (Natalie Goldberg - Scrivere Zen - Ubaldini Editore -
Roma '87)
abbandonarsi all’onda della spontaneità;
• liberarsi da intenzioni esterne;
• non fermarsi mai (nei nostri laboratori diamo un tempo di venti
minuti);
• riempire lo spazio bianco con frasi qualunque, anche del tipo “non so
cosa scrivere”
• assecondare il groviglio dei fili emotivi;
• lasciar fare all’immaginazione;
• farsi guidare dalla mano, più abile di noi perché più libera, capace
di affidarsi ai sensi più che alla ragione. |
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Dopo un attimo di perplessità ma anche di
sorpresa tutti hanno iniziato a scrivere per dieci minuti, e hanno visto
riempirsi di parole, idee, concetti, ricordi quello che prima era un
foglio bianco. |
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E’ seguita poi è la lettura dei testi, col
commento di tutti, è stata la parte più bella e vivace del laboratorio,
ed anche quella più gratificante. Il fatto che i corsisti prendessero
appunti e poi esprimessero il loro parere li ha fatti sentire
protagonisti attivi, e li ha fatti sentire importanti. Si stavano
rendendo conto che il laboratorio sarebbe stato divertente e avrebbe
dato una spinta alla loro creatività. |
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È questo l’unico modo per cominciare a
scrivere.
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Come si vede dai testi che seguono, alcuni
si sono concentrati sul foglio come oggetto di “ispirazione”, altri
hanno divagato in sogni e ricordi, altri hanno creato un raccontino.
Tutto questo osservando un foglio bianco e rispettando due parole
chiave: libera-mente e mano-leggera! |
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I testi |
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Ho sempre avuto un debole
per la scrittura e certi eventi si realizzano in modo casuale. Un
volantino parla di un corso di scrittura “creativa”. Intimamente curiosa
mi ritrovo seduta su una poltrona rossa nella sala della Biblioteca
Nazionale. Sono perplessa seppure interessata a tutto ciò che riguarda
la lettura e la scrittura. Prevale in me il desiderio di staccare la
spina da una quotidianità un po’ troppo ripetitiva… mi rasserena l’aria
che si respira.
Carmen Cangi |
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Scrivere, scrivere con le mani, scrivere
liberando la mente, scrivere tenendo una penna tra le dita, scrivere
sentendo la necessità di scrivere…difficile, oggi, difficile scrivere,
perché ho una mano pesante e i movimenti sono intorpiditi, a volte non
riconosco neanche la mia firma perché troppo attenta a tenere stretta la
penna tra le dita, stretta come se dovesse scappare da un momento
all’altro, allora, velocemente, il più velocemente possibile e poi
contemplare quello strano segno di inchiostro sul foglio bianco per
capire quanto c’è di me… difficile… difficile!
Laura Santarsiero |
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Sono le 14,30, un treno passa davanti casa,
la locomotiva manda uno sbuffo di fumo denso nell’aria tersa, una donna
sta partorendo con dolore, nasce una bimba.
Antonia Triani |
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Cosa dèvo scrivere? Cosa vuòle la mia mano?
Dov’è la parola ? Parola, potere , vóla libera,
supera, forza, rompe il limite, non ha più limite. E’ viva.
Fabiana Santangelo |
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Sono io che decido.
Una mano. Cosa vuoi che sia una mano?
Piccolo punto nell’universo
Daniela Latronico |
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Realtà, Immaginazione, Memoria…dentro il
mio cassetto |
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Ecco, quando lo riapro, perché ci avevo
messo un sigillo invisibile… oggetti consumati che non riconosco. Frasi
che credevo di aver dimenticato. Tutto è ancora lì. Un passato figlio di
un futuro incerto. Paure e lacrime, ricordi di cristallo, imbalsamate
emozioni. Ogni cosa al suo posto… oppure tutto disperso. Ecco che mi
chiedo se dentro ci sia davvero ancora posto.
Daniela Latronico |
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…metterò una piccola tovaglia ricamata con
lamè d’oro e lo lascerò leggermente socchiuso in modo che incuriosisca
chi poserà lo sguardo su quel piccolo mobiletto di bambola.
Laura Santarsiero |
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Dentro il mio cassetto cosa c’è ? Non vedo
cosa c’è. Mi affaccio, non vedo nulla, è buio. Un buio da cui proviène
aria fredda. Dove sono? La mia mano non riesce a toccare nulla…è
profondo.
Fabiana Santangelo |
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…c’è un profumo di castagne lesse.
Mia madre è china vicino al camino; nella brocca di terracòtta rimescola
piano le castagne spellate. Ride, lo sguardo sognante, dopo tanto è
felice.
Maruska Mazzoni |
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Dentro un cassetto di cui ho smarrito la
chiave, vecchie lettere e ritagli di giornale. Piccoli oggetti come
sassolini abbandonati lungo vie buie e silenziose, mute; tornare a casa
è più facile, così.
Antonio De Felice |
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Rivedo mio padre, uomo sempre impegnato ma
che c’era sempre quando ne avevi bisogno. Lui, grande esempio di vita,
era anche l’ancora della grande “nave” della mia famiglia. Vorrei che
fosse ancora qui.
Antonietta Marsico |
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Un filo d’erba con i segni del tempo
trascorso, attira la mia attenzione quando apro il mio cassetto. E’
l’emporio della mia infanzia. Mi vedo bambina scendere allegramente le
scale di casa. Bastava varcare il portone per abbracciare la natura. Mi
inebriava la prima aria dolce e profumata di primavera. Era il preludio
di una stagione rassicurante: sapeva regalarmi spensieratezza e libertà,
a piene mani, le respiravo mentre raccoglievo le margherite più vogliose
di sole come me, e le legavo con un filo d’erba. Quel filo d’erba, ora
appassito, è ancora primaverile se oggi è il segnalibro dei miei
pensieri .
Carmen Cangi |
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Una scrivania con due cassetti…ne apro uno:
com’è bello rovistare tra le cose proibite…
Mi attrae una tessera a forma di foglio di quaderno. Ha tanti riquadri
rossi e su ognuno un timbro. Sono rapita da quest’immagine.
All’improvviso sento aprire la porta. Mi vedo persa. Butto la tessera
nel camino. Seguo con lo sguardo la fiamma che la divora. Qualcuno la
cerca ancora…
Antonia Triani |
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Perché si scrive… |
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Si scrive per tirar fuori quello che spesso
non riusciamo a dire con le parole.
Si scrive perché è solo allora che si riesce attentamente a dire -
riflettendo, ripensando e correggendo – quello che veramente si pensa.
Non c’è nessuno che ti interrompe, che ti ascolta a metà o capisce solo
ciò che l’orecchio e la mente vuole ascoltare. Si scrive perché quello
che è scritto rimane, è lì visibile, lo puoi leggere e rileggere e ogni
volta capire un po’ di più.
Scrivere è rilassante. Solo scrivendo puoi “dire” con attenzione il tuo
pensiero. E’ allora che la penna è collegata alla mente e mi esprimo
liberamente…
Antonietta Marsico |
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Toc toc toc…toc toc toc…toc toc toc…chi è
dietro l’uscio? Una persona? O semplicemente un’emozione che si sforza
di far rumore per far sentire il suo canto melodioso o il suo dolore o
semplicemente il suono delle sue parole…? Forse solo un piccolo bambino
con gli occhioni spalancati che sembrano sussurrare: “Eccomi qui, ci
sono anch’io!”
Antonia Triani |
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E’ stato sempre un mio desiderio scrivere
con la libertà dei bambini quando giocano…Raccontarmi per conoscere
meglio le radici dei miei pensieri. Ma forse non gioco da tempo e la mia
penna fatica ad ascoltare le voci di dentro che si affollano, quasi
spintonandosi, dietro la porta del mio cuore. In un buio che la pigrizia
mi ha reso familiare. Ci vorrebbe la lampada di Aladino…Ma la penna si
ribella: ha un quaderno da riempire con quanto di buono e di brutto mi
porto dentro, da troppo tempo…Ce la farò? Sento che questa è la volta
buona. Fino ad oggi sono esistita; ora la penna mi aiuterà a vivere!
Carmen Cangi |
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Mi ricavavo un piccolo spazio nelle giornate
di studio affannato e scrivevo sul mio diario, di tutti i turbamenti, di
tutti i dubbi, i pensieri e anche di tutte le cose piacevoli che
accadevano e ricordo la sensazione che provavo dopo essermi liberata. Il
diario, allora, era il mio conforto, sentivo un impulso irrefrenabile e
allora dovevo tornare sul foglio bianco e continuare a liberare la
mente. Ho smesso da tempo di provare quella strana, piacevole e
tormentata sensazione, ho imparato col tempo a ritrovarla in altre cose,
nell’impulso creativo, ad esempio, ma ciò che mi piacerebbe fare ora è
ritrovare il piacere di scrivere e il piacere di provare quel lontano
senso di libertà.
Laura Santarsiero |
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Sono qui per fermarmi. Per liberare i miei
pensieri incatenati.
Lo splendido quadro è seduto alla mia destra.
Vi è un’incantevole luna che mi rassomiglia e mi guarda.
Scrivo per respirare, per liberare lacrime mai asciugate dalla propria
fonte.
Scrivo per librarmi in quel cielo ove non riesco a giungere, quel cielo
che, ogni volta che mi si apre, scompare.
Daniela Latronico |
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Solitaria, introversa, distaccata dal
crogiòlo familiare, trovavo nei primi versi abbozzati su un foglio
qualsiasi, il calore e l’interesse che null’altro riusciva a suscitarmi.
L’amore, in tutte le sue sfaccettature, è la mia Musa; ho scritto e
scrivo ciò che con le parole non so dire; scrivo per non permettere ai
pensieri di trasformarsi, quando raggiungono il palato. Scrivo per me,
per le mie gioie, i miei dolori, le mie paure, le mie speranze, per
fissare i ricordi, perché di essi non si perda nulla. Scrivo per dire
che ci sono e perché la morte mi trovi viva.
Maruska Mazzoni |
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Desidero scrivere perché voglio urlare al
mondo chi sono.
Desidero scrivere perché ho promesso un giorno, a quell’esserino che ero
, che avrei cambiato la vita di tutti, entrando nelle lóro abitudini. Il
mio è un urlo di ribellione contro un muro di sciocche convenzioni e
falsità.
Desidero navigare contro corrente.
Fabiana Santangelo |
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a cura di Lorenza
Colicigno |
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