Leggere e scrivere creativamente

testata Ri ~Vista

L’approccio alla scrittura, alcune parole-chiave

a cura di Lorenza Colicigno

   
Il foglio bianco  
È vero, ci sono in Italia più scrittori che lettori. Di questo si lamentano gli stessi scrittori e gli editori, per le scarse vendite dei loro prodotti, mentre gli esperti ne discutono, in particolare per quanto riguarda i giovani, mettendo in luce gli effetti negativi sul livello culturale del nostro Paese. Chi come noi invita a scrivere, non può, quindi, non sentirsi in colpa, ad incentivare il numero già notevole di Italiani “aspiranti scrittori”. Ma chi ama veramente scrivere di una cosa deve convincersi, e cioè che la relazione tra scrittura e lettura è strettissimo: è molto difficile trovare un bravo scrittore che non sia anche un grande lettore.

Chi non sa o non vuole leggere difficilmente saprà scrivere bene. Il nostro invito è, quindi, prima alla lettura, poi alla scrittura. In particolare in questo corso in cui la scrittura viene valorizzata dall’attenzione alla lettura espressiva. Ma è proprio vero che ciascuno di noi, messo di fronte ad una pagina bianca, con grande rapidità riuscirebbe a riempirla di parole, magari dense di significato? Esiste o no quella che si chiama “sindrome della pagina bianca”? Vi assicuriamo che esiste.  
A volte può essere anche un bene, magari si evita di scrivere cose insignificanti, spesso è un male, perché ci impedisce nell’espressione dei nostri pensieri, dei sentimenti, nel dare spazio ad una vocazione tanto segreta quanto legittima. Come superare, dunque, la paura della pagina bianca? Qualcuno potrebbe suggerire di utilizzare un foglio di colore diverso!  
L’espediente che nei nostri laboratori suggeriamo è questo: qualunque sia il colore della pagina vuota, si cominci a scrivere con leggerezza, senza aspettative, magari proprio scrivendo “non so cosa scrivere” una, due, infinite volte, fino a quando non si senta scorrere liberamente la penna lungo i sentieri possibili del foglio e del significato: a poco a poco al nulla si sostituirà un insieme di segni leggibili, capaci di comunicare almeno domande, di suggerire percorsi di approfondimento possibili, nuclei di potenziali racconti, un florilegio di intuizioni espressive, che, se pure nulla avranno a che fare con la “Scrittura”, molto avranno a che fare con quell’urgenza comunicativa e quella intenzione espressiva che sono l’anima di ogni parola. Alcuni testi sono illuminanti a questo riguardo.  
   
Come superare la paura del foglio bianco  
   
Ogni corsista è stato messo davanti al foglio bianco. Il vuoto. Sollecitati, allora, a scrivere, alla inevitabile domanda Cosa?, il docente ha spiegato che loro si trovavano in quel momento nella stessa situazione in cui si trovano gli scrittori che, davanti a quel vuoto, vengono presi da un senso di angoscia, se non addirittura di terrore: cosa scrivo? Come inizio?  
Ciascuno ha una sua risposta, si tratta di “scriverla”, seguendo delle semplici regole.
Ecco le indicazioni per la prima pagina scritta, suggerite dal testo Scrivere “zen” (Natalie Goldberg - Scrivere Zen - Ubaldini Editore - Roma '87)
abbandonarsi all’onda della spontaneità;
• liberarsi da intenzioni esterne;
• non fermarsi mai (nei nostri laboratori diamo un tempo di venti minuti);
• riempire lo spazio bianco con frasi qualunque, anche del tipo “non so cosa scrivere”
• assecondare il groviglio dei fili emotivi;
• lasciar fare all’immaginazione;
• farsi guidare dalla mano, più abile di noi perché più libera, capace di affidarsi ai sensi più che alla ragione.
 
Dopo un attimo di perplessità ma anche di sorpresa tutti hanno iniziato a scrivere per dieci minuti, e hanno visto riempirsi di parole, idee, concetti, ricordi quello che prima era un foglio bianco.  
E’ seguita poi è la lettura dei testi, col commento di tutti, è stata la parte più bella e vivace del laboratorio, ed anche quella più gratificante. Il fatto che i corsisti prendessero appunti e poi esprimessero il loro parere li ha fatti sentire protagonisti attivi, e li ha fatti sentire importanti. Si stavano rendendo conto che il laboratorio sarebbe stato divertente e avrebbe dato una spinta alla loro creatività.  
   
È questo l’unico modo per cominciare a scrivere.  
   
Come si vede dai testi che seguono, alcuni si sono concentrati sul foglio come oggetto di “ispirazione”, altri hanno divagato in sogni e ricordi, altri hanno creato un raccontino. Tutto questo osservando un foglio bianco e rispettando due parole chiave: libera-mente e mano-leggera!  
   
I testi  
   

Ho sempre avuto un debole per la scrittura e certi eventi si realizzano in modo casuale. Un volantino parla di un corso di scrittura “creativa”. Intimamente curiosa mi ritrovo seduta su una poltrona rossa nella sala della Biblioteca Nazionale. Sono perplessa seppure interessata a tutto ciò che riguarda la lettura e la scrittura. Prevale in me il desiderio di staccare la spina da una quotidianità un po’ troppo ripetitiva… mi rasserena l’aria che si respira.
Carmen Cangi

 
Scrivere, scrivere con le mani, scrivere liberando la mente, scrivere tenendo una penna tra le dita, scrivere sentendo la necessità di scrivere…difficile, oggi, difficile scrivere, perché ho una mano pesante e i movimenti sono intorpiditi, a volte non riconosco neanche la mia firma perché troppo attenta a tenere stretta la penna tra le dita, stretta come se dovesse scappare da un momento all’altro, allora, velocemente, il più velocemente possibile e poi contemplare quello strano segno di inchiostro sul foglio bianco per capire quanto c’è di me… difficile… difficile!
Laura Santarsiero
 
Sono le 14,30, un treno passa davanti casa, la locomotiva manda uno sbuffo di fumo denso nell’aria tersa, una donna sta partorendo con dolore, nasce una bimba.
Antonia Triani
 
Cosa dèvo scrivere? Cosa vuòle la mia mano? Dov’è la parola ? Parola, potere , vóla libera,
supera, forza, rompe il limite, non ha più limite. E’ viva.
Fabiana Santangelo
 
Sono io che decido.
Una mano. Cosa vuoi che sia una mano?
Piccolo punto nell’universo
Daniela Latronico
 
   
Realtà, Immaginazione, Memoria…dentro il mio cassetto  
   
Ecco, quando lo riapro, perché ci avevo messo un sigillo invisibile… oggetti consumati che non riconosco. Frasi che credevo di aver dimenticato. Tutto è ancora lì. Un passato figlio di un futuro incerto. Paure e lacrime, ricordi di cristallo, imbalsamate emozioni. Ogni cosa al suo posto… oppure tutto disperso. Ecco che mi chiedo se dentro ci sia davvero ancora posto.
Daniela Latronico
 
…metterò una piccola tovaglia ricamata con lamè d’oro e lo lascerò leggermente socchiuso in modo che incuriosisca chi poserà lo sguardo su quel piccolo mobiletto di bambola.
Laura Santarsiero
 
Dentro il mio cassetto cosa c’è ? Non vedo cosa c’è. Mi affaccio, non vedo nulla, è buio. Un buio da cui proviène aria fredda. Dove sono? La mia mano non riesce a toccare nulla…è profondo.
Fabiana Santangelo
 
…c’è un profumo di castagne lesse.
Mia madre è china vicino al camino; nella brocca di terracòtta rimescola piano le castagne spellate. Ride, lo sguardo sognante, dopo tanto è felice.
Maruska Mazzoni
 
Dentro un cassetto di cui ho smarrito la chiave, vecchie lettere e ritagli di giornale. Piccoli oggetti come sassolini abbandonati lungo vie buie e silenziose, mute; tornare a casa è più facile, così.
Antonio De Felice
 
Rivedo mio padre, uomo sempre impegnato ma che c’era sempre quando ne avevi bisogno. Lui, grande esempio di vita, era anche l’ancora della grande “nave” della mia famiglia. Vorrei che fosse ancora qui.
Antonietta Marsico
 
Un filo d’erba con i segni del tempo trascorso, attira la mia attenzione quando apro il mio cassetto. E’ l’emporio della mia infanzia. Mi vedo bambina scendere allegramente le scale di casa. Bastava varcare il portone per abbracciare la natura. Mi inebriava la prima aria dolce e profumata di primavera. Era il preludio di una stagione rassicurante: sapeva regalarmi spensieratezza e libertà, a piene mani, le respiravo mentre raccoglievo le margherite più vogliose di sole come me, e le legavo con un filo d’erba. Quel filo d’erba, ora appassito, è ancora primaverile se oggi è il segnalibro dei miei pensieri .
Carmen Cangi
 
Una scrivania con due cassetti…ne apro uno: com’è bello rovistare tra le cose proibite…
Mi attrae una tessera a forma di foglio di quaderno. Ha tanti riquadri rossi e su ognuno un timbro. Sono rapita da quest’immagine. All’improvviso sento aprire la porta. Mi vedo persa. Butto la tessera nel camino. Seguo con lo sguardo la fiamma che la divora. Qualcuno la cerca ancora…
Antonia Triani
 
   
Perché si scrive…  
   
Si scrive per tirar fuori quello che spesso non riusciamo a dire con le parole.
Si scrive perché è solo allora che si riesce attentamente a dire - riflettendo, ripensando e correggendo – quello che veramente si pensa.
Non c’è nessuno che ti interrompe, che ti ascolta a metà o capisce solo ciò che l’orecchio e la mente vuole ascoltare. Si scrive perché quello che è scritto rimane, è lì visibile, lo puoi leggere e rileggere e ogni volta capire un po’ di più.
Scrivere è rilassante. Solo scrivendo puoi “dire” con attenzione il tuo pensiero. E’ allora che la penna è collegata alla mente e mi esprimo liberamente…
Antonietta Marsico
 
Toc toc toc…toc toc toc…toc toc toc…chi è dietro l’uscio? Una persona? O semplicemente un’emozione che si sforza di far rumore per far sentire il suo canto melodioso o il suo dolore o semplicemente il suono delle sue parole…? Forse solo un piccolo bambino con gli occhioni spalancati che sembrano sussurrare: “Eccomi qui, ci sono anch’io!”
Antonia Triani
 
E’ stato sempre un mio desiderio scrivere con la libertà dei bambini quando giocano…Raccontarmi per conoscere meglio le radici dei miei pensieri. Ma forse non gioco da tempo e la mia penna fatica ad ascoltare le voci di dentro che si affollano, quasi spintonandosi, dietro la porta del mio cuore. In un buio che la pigrizia mi ha reso familiare. Ci vorrebbe la lampada di Aladino…Ma la penna si ribella: ha un quaderno da riempire con quanto di buono e di brutto mi porto dentro, da troppo tempo…Ce la farò? Sento che questa è la volta buona. Fino ad oggi sono esistita; ora la penna mi aiuterà a vivere!
Carmen Cangi
 
Mi ricavavo un piccolo spazio nelle giornate di studio affannato e scrivevo sul mio diario, di tutti i turbamenti, di tutti i dubbi, i pensieri e anche di tutte le cose piacevoli che accadevano e ricordo la sensazione che provavo dopo essermi liberata. Il diario, allora, era il mio conforto, sentivo un impulso irrefrenabile e allora dovevo tornare sul foglio bianco e continuare a liberare la mente. Ho smesso da tempo di provare quella strana, piacevole e tormentata sensazione, ho imparato col tempo a ritrovarla in altre cose, nell’impulso creativo, ad esempio, ma ciò che mi piacerebbe fare ora è ritrovare il piacere di scrivere e il piacere di provare quel lontano senso di libertà.
Laura Santarsiero
 
Sono qui per fermarmi. Per liberare i miei pensieri incatenati.
Lo splendido quadro è seduto alla mia destra.
Vi è un’incantevole luna che mi rassomiglia e mi guarda.
Scrivo per respirare, per liberare lacrime mai asciugate dalla propria fonte.
Scrivo per librarmi in quel cielo ove non riesco a giungere, quel cielo che, ogni volta che mi si apre, scompare.
Daniela Latronico
 
Solitaria, introversa, distaccata dal crogiòlo familiare, trovavo nei primi versi abbozzati su un foglio qualsiasi, il calore e l’interesse che null’altro riusciva a suscitarmi.
L’amore, in tutte le sue sfaccettature, è la mia Musa; ho scritto e scrivo ciò che con le parole non so dire; scrivo per non permettere ai pensieri di trasformarsi, quando raggiungono il palato. Scrivo per me, per le mie gioie, i miei dolori, le mie paure, le mie speranze, per fissare i ricordi, perché di essi non si perda nulla. Scrivo per dire che ci sono e perché la morte mi trovi viva.
Maruska Mazzoni
 
Desidero scrivere perché voglio urlare al mondo chi sono.
Desidero scrivere perché ho promesso un giorno, a quell’esserino che ero , che avrei cambiato la vita di tutti, entrando nelle lóro abitudini. Il mio è un urlo di ribellione contro un muro di sciocche convenzioni e falsità.
Desidero navigare contro corrente.
Fabiana Santangelo
 

 

a cura di Lorenza Colicigno

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