Leggere e scrivere creativamente

testata Ri ~Vista

EDITORIALE

a cura di Lorenza Colicigno

Si può insegnare a scivere?

editoriale

   

E’ abbastanza abusata la domanda se si possa insegnare come diventare scrittore, se si possa insegnare “scrittura creativa” (L’espressione “scrittura creativa” in uso nelle scuole e nei laboratori di scrittura ormai diffusi in tutta Italia, richiama l’americana “creative writing”, nella tradizione italiana, invece, in particolare accademica, si preferisce usare la definizione di scrittura espressiva o letteraria). E’ evidente che per tutto occorre talento e il talento non si insegna, ma può essere scoperto e alimentato; è evidente che la strada che conduce all’identità di “Autore” è lunga e difficile, ma è anche vero che al di là del modello tradizionale dello scrittore per così dire più o meno laureato, esiste un livello intermedio, dove l’esperienza esclusiva ed elitaria della scrittura letteraria può diventare, oserei dire, democratica, nel senso di una diffusa partecipazione al piacere della creazione artistica. Questa riflessione è da qualche tempo diventata abbastanza comune all’interno della scuola italiana, generando l’equivoco, a mio parere, che ogni docente possa insegnare scrittura creativa, soprattutto con il supporto di testi specifici; quando si tratta di scrittura creativa il docente deve essere una persona che pratica la scrittura creativa, deve essere uno scrittore che vive e soffre nel praticarla professionalmente l’esperienza della ricerca linguistica e inventiva, tipica del racconto, della poesia, del teatro. Per condurre una persona dentro il laboratorio dello scrittore occorre essere scrittori, ed è questo il contributo che Lorenza Colicigno crede di aver portato nel laboratorio tenuto nella Biblioteca Nazionale di Potenza. Importante il ruolo di Isabella Urbano, che, oltre alle basilari “regole” della dizione, ha rivelato attraverso la lettura espressiva tutto il potenziale emotivo e di messaggio dei testi scritti in laboratorio. Ad essi sono stati affiancati testi d’autore, nella cui lettura i corsisti si sono cimentati, scoprendosi anch’essi capaci di evocare suggestioni e di rendere pienamente percepibile il messaggio. Un cenno va fatto all’entusiasmo di quanti hanno partecipato ai laboratori, tutti hanno scritto e con sempre maggiore ricchezza di soluzioni inventive, di scelte lessicali, mentre è cresciuto nel tempo l’orgoglio di partecipare ad un’emozionante avventura: quella di diventare “autori” di un libro. Questo momento di verifica conclusivo è senza dubbio la parte più importante del laboratorio, senza di essa non sarebbe stato infatti possibile capire e misurare l’efficacia del lavoro svolto.



Il metodo didattico - laboratoriale applicato è quello definito della guida leggera; è importante, infatti, saper scomparire nel gruppo come guida, lasciare molta autonomia, ma solo dopo aver offerto le chiavi costruttive del testo e quelle per la sua decodificazione. Questa idea mira a rendere la scrittura un’esperienza improntata alla leggerezza, quella di calviniana memoria, non quella che può far pensare ad un approccio superficiale alle problematiche connesse con le difficili arti dello scrivere e del leggere.
Gli obiettivi prioritari sono i seguenti:
- avviare alla riscoperta della fantasia, dell’immaginazione, tanto quanto alla lettura attenta della propria esperienza e della realtà, quali strumenti per smontare gli schemi, i cliché della cultura contemporanea, una cultura televisiva in grado di appiattire la capacità inventiva di adulti e di adolescenti sui modelli delle soap-opere o di seriali cartoni animati;
- rendere capaci di scoprire/riconoscere potenzialità e limiti nell’approccio alla scrittura e di sviluppare capacità critiche, attraverso lo scrivere e il leggere insieme, sul proprio modo di scrivere, equilibrando gli atteggiamenti ingiustificati sia di autocompiacimento sia di sottovalutazione;
- rendere capaci di distinguere tra il gusto della scrittura come confessione o autogratificazione, che pur può condurre a risultati apprezzabili, e la scrittura come impegno di ricerca espressiva che travalica il proprio mondo esperienziale, per aprirsi ai percorsi della produzione e della diffusione editoriale.
 
Nel corso di base sono numerosi i giochi con cui si rendono protagonisti i tre compagni fondamentali della scrittura: la capacità immaginativa, l’osservazione della realtà e la memoria.  
Oltre che alla struttura del testo scritto, grande attenzione è dedicata al personaggio e all’ambiente, al punto di vista, al conflitto tra aiutanti e oppositori, ma soprattutto alla parola, la vera protagonista dei più coramboleschi giochi linguistici, in cui, dopo aver messo al bando ogni schema e ordine logico, ad essi si torna come ad una conquista. Nei corsi avanzati si discute di progetti di scrittura, di racconti, di poesia e di teatro, di questioni attinenti alla retorica o al registro o al lessico, di revisione e di punteggiatura.  
Alla fine del lavoro si avverte la piacevole sensazione di aver costruito un “luogo” in cui poter scrivere senza velleità e senza frustrazioni, in una libertà governata solo dalle regole del buon scrivere, avendo per altro imparato a conoscere tutti i soggetti che ruotano intorno al libro: gli scrittori, gli editori, i librai, i lettori che di volta in volta partecipano, realmente o metaforicamente, all’avventura dello scrivere bene, non così lontana, in fondo, da quella del vivere bene.  

 

a cura di Lorenza Colicigno

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