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maggio |
2009 |
N° |
9
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Anno |
VI |
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quadrimestrale
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Leggere e scrivere
creativamente |
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EDITORIALE
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a cura di Lorenza
Colicigno |
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Si può insegnare a scivere? |
editoriale |
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E’ abbastanza abusata la domanda se
si possa insegnare come diventare scrittore, se si possa insegnare
“scrittura creativa” (L’espressione “scrittura creativa” in uso nelle
scuole e nei laboratori di scrittura ormai diffusi in tutta Italia,
richiama l’americana “creative writing”, nella tradizione italiana,
invece, in particolare accademica, si preferisce usare la definizione di
scrittura espressiva o letteraria). E’ evidente che per tutto occorre
talento e il talento non si insegna, ma può essere scoperto e
alimentato; è evidente che la strada che conduce all’identità di
“Autore” è lunga e difficile, ma è anche vero che al di là del modello
tradizionale dello scrittore per così dire più o meno laureato, esiste
un livello intermedio, dove l’esperienza esclusiva ed elitaria della
scrittura letteraria può diventare, oserei dire, democratica, nel senso
di una diffusa partecipazione al piacere della creazione artistica.
Questa riflessione è da qualche tempo diventata abbastanza comune
all’interno della scuola italiana, generando l’equivoco, a mio parere,
che ogni docente possa insegnare scrittura creativa, soprattutto con il
supporto di testi specifici; quando si tratta di scrittura creativa il
docente deve essere una persona che pratica la scrittura creativa, deve
essere uno scrittore che vive e soffre nel praticarla professionalmente
l’esperienza della ricerca linguistica e inventiva, tipica del racconto,
della poesia, del teatro. Per condurre una persona dentro il laboratorio
dello scrittore occorre essere scrittori, ed è questo il contributo che
Lorenza Colicigno crede di aver portato nel laboratorio tenuto nella
Biblioteca Nazionale di Potenza. Importante il ruolo di Isabella Urbano,
che, oltre alle basilari “regole” della dizione, ha rivelato attraverso
la lettura espressiva tutto il potenziale emotivo e di messaggio dei
testi scritti in laboratorio. Ad essi sono stati affiancati testi
d’autore, nella cui lettura i corsisti si sono cimentati, scoprendosi
anch’essi capaci di evocare suggestioni e di rendere pienamente
percepibile il messaggio. Un cenno va fatto all’entusiasmo di quanti
hanno partecipato ai laboratori, tutti hanno scritto e con sempre
maggiore ricchezza di soluzioni inventive, di scelte lessicali, mentre è
cresciuto nel tempo l’orgoglio di partecipare ad un’emozionante
avventura: quella di diventare “autori” di un libro. Questo momento di
verifica conclusivo è senza dubbio la parte più importante del
laboratorio, senza di essa non sarebbe stato infatti possibile capire e
misurare l’efficacia del lavoro svolto.
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Il metodo didattico - laboratoriale
applicato è quello definito della guida leggera; è importante, infatti,
saper scomparire nel gruppo come guida, lasciare molta autonomia, ma
solo dopo aver offerto le chiavi costruttive del testo e quelle per la
sua decodificazione. Questa idea mira a rendere la scrittura
un’esperienza improntata alla leggerezza, quella di calviniana memoria,
non quella che può far pensare ad un approccio superficiale alle
problematiche connesse con le difficili arti dello scrivere e del
leggere. |
Gli obiettivi prioritari sono i
seguenti:
- avviare alla riscoperta della fantasia, dell’immaginazione, tanto
quanto alla lettura attenta della propria esperienza e della realtà,
quali strumenti per smontare gli schemi, i cliché della cultura
contemporanea, una cultura televisiva in grado di appiattire la capacità
inventiva di adulti e di adolescenti sui modelli delle soap-opere o di
seriali cartoni animati;
- rendere capaci di scoprire/riconoscere potenzialità e limiti
nell’approccio alla scrittura e di sviluppare capacità critiche,
attraverso lo scrivere e il leggere insieme, sul proprio modo di
scrivere, equilibrando gli atteggiamenti ingiustificati sia di
autocompiacimento sia di sottovalutazione;
- rendere capaci di distinguere tra il gusto della scrittura come
confessione o autogratificazione, che pur può condurre a risultati
apprezzabili, e la scrittura come impegno di ricerca espressiva che
travalica il proprio mondo esperienziale, per aprirsi ai percorsi della
produzione e della diffusione editoriale. |
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Nel corso di base sono numerosi i
giochi con cui si rendono protagonisti i tre compagni fondamentali della
scrittura: la capacità immaginativa, l’osservazione della realtà e la
memoria.
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Oltre che alla struttura del testo
scritto, grande attenzione è dedicata al personaggio e all’ambiente, al
punto di vista, al conflitto tra aiutanti e oppositori, ma soprattutto
alla parola, la vera protagonista dei più coramboleschi giochi
linguistici, in cui, dopo aver messo al bando ogni schema e ordine
logico, ad essi si torna come ad una conquista. Nei corsi avanzati si
discute di progetti di scrittura, di racconti, di poesia e di teatro, di
questioni attinenti alla retorica o al registro o al lessico, di
revisione e di punteggiatura.
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Alla fine del lavoro si avverte la
piacevole sensazione di aver costruito un “luogo” in cui poter scrivere
senza velleità e senza frustrazioni, in una libertà governata solo dalle
regole del buon scrivere, avendo per altro imparato a conoscere tutti i
soggetti che ruotano intorno al libro: gli scrittori, gli editori, i
librai, i lettori che di volta in volta partecipano, realmente o
metaforicamente, all’avventura dello scrivere bene, non così lontana, in
fondo, da quella del vivere bene. |
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a cura di Lorenza
Colicigno |
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