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testata Ri ~Vista

Il paesaggio tra realtà e simbolo

a cura di Lorenza Colicigno

   
Immergersi in un paesaggio, saperne leggere i significati più profondi, da quelli reali a quelli simbolici

 
Il paesaggio innevato, come paesaggio interiore
 
Candide nuvole, piovono fiocchi di notevole consistenza, resistente al tatto.
Sul suolo mille di queste stelline bagnate creano un tappeto bianco e multiforme.
Neve di ghiaccio vestita, di mille cristalli colorata, sui tetti delle case affolla piccoli nidi di rondini tra le grondaie dolcemente accoccolati. *La vedi la poesia di un paesaggio innevato? Silenziosa provocazione del tempo. Alla quale non possiamo sottrarci. Nelle nostre case accettiamo con assenso… Misteriosa immobilità, pausa dell’animo protestata o accolta.
Daniela Latronico
Sullo sfondo le colline segnano il limite tra cielo e terra. Una trasversale visione di caseggiati, un’enorme figura allungata si espande lateralmente lasciando una centralità quasi piramidale. La neve imbianca i tetti, il sole illumina qualche facciata.
Ecco, è come la nave dei miei sogni. Vi approdo con lo sguardo ed i bisogni, mi sento sicura mentre dai mille, piccoli oblò osservo il mondo.
Il cielo e la terra si incontrano, si scontrano nel dolce ondeggiare, cercando il proprio limite; le colline imbiancate si lasciano accarezzare dal flebile sole d’inverno, le nuvole si rincorrono, assecondano ogni sogno.
In un simile agglomerato di case, sembrerebbe non esserci spazio per la vita quotidiana e, invece, è proprio in questo stringersi l’un l’altro, in questa apparente dormienza che si cerca e si trova il tempo di conoscersi spingendosi, a volte, a toccare l’anima dell’altro. Ed è da questi incontri che nasce la forza della comunicabilità.
Maruska Mazzoni
 
Il punto di vista trasversale permette di seguire lo sviluppo verticale della città innevata ,
che genera una sorta di struttura ad anfiteatro. Se ci si sofferma ad un’altezza precisa,
è possibile attraversare in parallelo il solco che separa due fasce ben distinte di edifici
per giungere,fino in fondo,esattamente dove due colline si fondono.*
Sembra di intravedere una culla bianca, riscaldata dal sole; è una culla morbida, sospinta dalle nuvole. E’ la culla dei nostri sógni, sulla quale veglia, avvolta in uno scialle amaranto,
la madre Fantasia.
Fabiana Santangelo
 
Tutto tace sotto la lieve coperta bianca che avvolge la città assonnata e ancora stanca. La vita pulsa tra queste mura colorate che sembrano quasi stese al sole timido di una mattinata invernale qualunque… aspettano…
Il giallo sembra voler gareggiare in splendore con quel raggio di sole che si posa lì in lontananza. Delle braccia conserte, un po’ dubbiose, attirano la mia attenzione: “Il sole oggi non ha voglia di sorgere? Il sole forse oggi è stanco? E se si stesse interrogando sul perché ancora un giorno, e poi un altro ancora dovrebbe illuminarci?”. Il braccio sinistro accarezza la città avvolta nell’ombra, quello destro, invece, si allontana un poco, quasi a portare il mio sguardo oltre… in quella nuvola forse c’è la risposta, il fascio di luce colpisce proprio lei, è il suo momento, vive!
Cade fitta la neve. Ha voglia di buttarsi addosso alla mia città che se ne sta sdraiata in attesa di una coperta che l’abbracci fin quando il cielo vorrà. Le nuvole sono argentate simili a specchi che di giorno ci riflettono e di notte ci ascoltano. La neve sa nascondere le cose sgradevoli e ravvivare le cose belle. Illumina finestre buie, attenua luci sfolgoranti. Tutto è armonico, leggiadro, incantato.
Seguo un fiocco di neve nelle sue evoluzioni. E’ simile al tempo che scompare mentre cerchiamo di decidere che cosa farne. Mi parla:” non essere ansiosa di arrivare, perché non saprai mai che cosa ti riserva il destino. Guarda me non so dove mi poserò. Per essere sereni devi conoscere i confini delle tue possibilità e amarti come sei. Ascolto incantata, mentre si mostra ai miei occhi sazio e grande come una pasticca di menta E’ chiaro il suo messaggio. Ah…Come respiro!
Carmen Cangi
 
   
Il paesaggio da approdo reale ad approdo simbolico  
   
Nuvole biancastre si confondono con altre delle dimensioni più varie e fantasiose.
Le luci del ponte richiamano un verde luminosissimo e accecante.
La capannetta che protegge dalle intemperie ha una consistenza legnosa e ruvida al tatto. * Potrei ferirmi se sfregassi molto forte una mano contro uno dei suoi pali eretti al pavimento. Sono seduta sul muricciolo di questo nudo ponte.
Ho corso così tanto prima di giungere qui. Avevo i piedi nudi.
La paura, quella che di solito di impedisce di scappare questa volta ha avuto la meglio, non ha permesso che prendessi le scarpe.
E’ciò che si dice. Che l’umanità ha un ponte per sognare. E’ fatto di legno, quello buono che non crolla sotto un peso umano.
Le sue luci discrete, brillano nella notte per illuminare il tuo cammino.
Su di esso vi è una capanna per offrire riparo alla tua sosta.
Se alzi gli occhi al cielo puoi vedere le nuvole o le stelle, è così puro da potertele mostrare. Perché è davvero un ponte speciale.
E’ ciò che si dice. Che l’umanità Ha un ponte, sì… Un ponte sospeso tra cielo e mare.
Daniela Latronico
 
Due occhi delicatamente socchiusi...Due occhi… Lasciano intravedere un delizioso sogno di donna. I suoi lineamenti prepotentemente bambini assumono sfumature notturne.
Vi è una farfalla di cristallo a volarle intorno. Le sue ali sono rigidamente dischiuse, si fermano all’altezza delle labbra come per impedirle di parlare… e alla farfalla…- No ti prego non volare!
*Mi perdo nell’incanto dell’intreccio. Ma tento di liberare la farfalla con i miei pensieri, è come sorda.
La donna mi appare sempre più candidamente intorpidita, il suo sonno la lascia a malapena respirare.
Provo a rianimarla con i miei desideri. Mi risponde che la farfalla può vivere soltanto un giorno e la sua decisione è di restare con lei.
Le dono la mia speranza. Mi narra del suo risveglio; sarà quello di una stella, poiché ha fatto un patto con cielo.
Daniela Latronico
 
Una parete di gradazioni di verde si staglia allo sguardo stupito e pare venirgli incontro. La luce di un mezzogiorno d’Agosto infuoca il campo dove riposano balle di fieno. Tutto intorno c’è un’atmosfera quasi fiabesca, dove gli alberi cantano il soffio del vento e i piccoli fiori gialli ridono e giocano tra di loro. In mezzo alla confusione e alla gioia troneggia una vecchia quercia che ogni anno vive lo stesso momento…*
… Come può un cumulo confuso di fili d’erba costretti in un abbraccio forzato dalla volontà di una macchina, a rappresentare la vita? Sono solo spine, gramigne e foglioline di genere diverso, che prendono forma e forza e che poi, dopo tanta fatica, si assopiscono sul letto profumato, leggere, leggere…è un grembo materno!
… Sono gli ultimi segni di un’estate che volge al termine, balle di fieno che si rincorrono sull’erba come facce sorridenti di bambini che giocano al sole. Il calore d’Agosto presto lascerà il posto al colore dell’autunno.
Laura Santarsiero
 
Gli stivali laccati attraversano i fasci di luce che delineano la lunghezza del molo.
Ritmicamente,
i passi decisi, scandiscono il percorso fino alla tettoia
oltre la quale si apre il mare.
Man mano che avanzo, la mente diviene sempre più offuscata
e il suòno degli stivali somiglia sempre di più a quello di zoccoli orientali.
 
L’aria è esotica .
La tettoia diviene una sorta di pagoda.
Oltre il cerchio delle nuvole ,scorgo due amanti
avvolti in un lenzuòlo di seta.
Le lóro lingue non si conoscono,
ma le lóro anime si attraversano.
Il sapore della pelle di lei sospinge il giovane amante fino ad orizzonti sconosciuti,
inebriati dell’odore acceso di un amore oltre il tempo.
Fabiana Santangelo
 
Il rumore degli zoccoli degli asini puntuale come il canto del gallo svegliano il vicolo addormentato nel piccolo paese dove mia nonna aveva le sue radici. Il chiacchiericcio delle donne in attesa di infornare il pane spezzava un silenzio quasi sacro. Ogni mattina mia nonna stendeva il bucato che dava colore al vicolo. Aveva nelle mani la premura di posizionare i panni in maniera che ognuno potesse prendere la sua parte di sole. Li fermava con le mollette di legno abbastanza liberi di assecondare il corteggiamento del vento. Mi piaceva seguirla in questo rituale semplice che sembrava distrarla dai problemi del giorno dopo giorno. Ieri l’altro sono tornata in quel vicolo come faccio ogni volta che gli affanni sembrano sovrastare gesti e pensieri. Non c’erano panni stesi. Sono entrata in casa ed è stato come se nonna mi aspettasse pronta a stendere con i suoi panni anche quelli del mio cuore. Sono immagini della mia fantasia, ma vere per me. Familiari come le cianfrusaglie che mi davano serenità quando mettevo le mani in tasca per non sentirmi esclusa dal gioco.
Carmen Cangi
 
   
Il paesaggio come sogno  
   
Flu , flu , flu
l’aria in cièlo si sposta ritmicamente,
un rumore sordo rompe il silenzio,
avanza sempre di più.
All’improvviso un ombra affusolata spezza un fascio di luce più robusto;
è la colomba dell’auròra che con il suo bécco trafigge il giorno.
E’ la Speranza.
Ha fretta,
ha fretta di vivere,
la sue ali coraggiose hanno sconfitto la morte.
E’ libera.
Fabiana Santangelo
 
Uno spazio verde punteggiato di minuscoli e odorosi fiorellini rosa e gialli. Cespugli di verde più cupo, uno spuntone di roccia e in fondo una massa arborea di verde ancora più intenso fanno da sfondo al riposo delle mucche. Mi avvicino quasi timorosa di turbarne la quiete. All’improvviso mi sento addosso gli occhi penetranti di quella che sta più avanti. Il suo sguardo intenso mi inquieta: Il cuore prende a battermi forte. Che sarà? Un odore familiare invade le mie narici. Ah ecco! Il pianoro della mia infanzia mi si para davanti agli occhi. L’emozione mi serra la gola. E’ lei la mia Bianchina.
*Una scritta balza fuori dal cartello:”Mille anni che sono qui” Mille anni, un milione di anni… Non importa. L’umanità abita da sempre la natura. Ma sa anche lasciare spazio agli altri esseri viventi. Il sito archeologico, che ci riporta indietro, attrae migliaia di visitatori estasiati di constatare che la nostra avventura viene da lontano.
Antonia Triani
 

 

a cura di Lorenza Colicigno

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