Leggere e scrivere creativamente

testata Ri ~Vista

Scrivere con i sensi

a cura di Lorenza Colicigno

   
E per continuare a scrivere? Dice Natalie Goldberg (Scrivere Zen, Ubaldini Editore, Roma, 1987): “Quando guardo una persona che scrive, riesco a capire se è veramente entrata dentro ciò che scrive dalla posizione che ha assunto... è come se il cuore le battesse forte. Il respiro è profondo. La grafia è più sciolta e generosa, e il corpo è così rilassato che la persona potrebbe correre per chilometri, sempre in forma... lo scrittore si allena in continuazione, può percorrere lunghe distanze... chilometri e chilometri di carta, sa muoversi con grazia, dentro e fuori molti mondi”.

   
A cosa serve scrivere con i sensi? La mia esperienza di insegnante e di scrittrice mi dice che la maggior parte di noi utilizza – quando scrive - solo un paio di sensi: la vista e l’udito, con preminenza della prima. E si dimenticano degli altri tre (per non parlare del sesto senso).  
   
Ecco alcune indicazioni valide per i laboratori sui sensi:
richiamare alla memoria i cinque sensi: vista, udito, olfatto, tatto, gusto.
• osservare la realtà attraverso i sensi;
• focalizzare gli aspetti visivi: le linee, i colori, le ombre, altro;
• focalizzare un punto; immaginare di toccarlo e ipotizzare le sensazioni tattili;
• focalizzare gli aspetti uditivi: rumori, musica, voci, altro;
• focalizzare un punto; immaginare di sentirne gli odori e ipotizzate le sensazioni olfattive e gustative;
Sono risultati utili per valorizzare le sensazioni visive e uditive alcuni esercizi che hanno avuto l’obiettivo di riattivare l’attenzione ai più piccoli rumori e alle sensazioni visive apparentemente insignificanti, per recuperare, per così dire, la microvista e il microudito, resi ottusi dall’eccesso di immagini e di rumori tipici della comunicazione contemporanea.
 
   
I testi  
   
La vista, l’udito, il gusto, l’olfatto, il tatto  
   
Indovinelli sensoriali  
   
Si solleva, si agita, si sposta in avanti, ridiscende, ondeggia morbida di fianco, si ferma, si rialza, si blocca, respira, riprende ad agitarsi affannosamente, si contorce, si arrotola e si srotola, si muove scuotendosi lentamente, occhieggia curiosa, fa la distratta, riprende a curiosare, ha uno scatto in avanti per liberarsi dai ganci che la sostengano, strattona, ansima per lo sforzo di afferrare un sogno inafferrabile. ( la tenda)
Antonia Triani
 
Polvere maleodorante nelle narici, macchie scure sui sedili scolorati, rivoli di vapore sui vetri. Il corpo, dondolato, sbalzato, di nuovo dondolato e poi cullato dolcemente sul sedile. La voce di un altoparlante che irrompe nel dormiveglia e riporta alla realtà. Gli occhi oltrepassano la cortina di polvere mista a vapore. Passano veloci siepi, montagne brulle, tetti rossi, campanili aguzzi. Occhieggiano aranceti, chiazze d’acqua in mezzo all’erba, masse rosa di peschi in gemme, campi gialli di ortaggi fioriti, casolari diruti. Tutto scorre velocemente come la vita. (il treno)
Antonia Triani
 
Odore delicato di un gustoso e vellutato sapore. Cupola dorata con fregi lineari. Languidi occhi neri che affondano in un morbido mantello paglierino. Mani tese di bimbi vogliosi di tuffarsi dentro. Gridolini di desiderio, lingue rosee intorno a labbra protese. Finalmente qualcuno dà il via. Sono tutti lì a gustare, a vociare felici di essere entrati in possesso dell’oggetto misterioso del loro desiderio. (il babà)
Antonia Triani
 
Il rosso mescolato all’arancio e al giallo, le punte, le sue lingue che si innalzano quasi a voler raggiungere sinuosamente, ballando, qualcosa, e il calore scoppiettante che sento sulle mie guance di bambina, mi riportano alla mente il caro amico di ogni inverno, con il suo odore di legna bruciata e la sensazione di tepore nel cuore, che provo guardandolo. (il fuoco)
Laura Santarsiero
 
E’ un mare d’ambra in cui distesa affondo le mie membra, le sue onde massaggiano e intrecciano i mièi capelli. La mia mano è colma della sua consistenza ma ecco, un attimo dópo, il contenuto inizia a scivolare fra le dita in una pioggia polverosa. Ora quel pugno di sabbia si è unito nuòvamente al mare da cui l’ho sottratto. E’ meraviglia. (la sabbia)
Fabiana Santangelo
 
Quando avveniva era una festa dei sensi. Il suo odore incantava quelle narici.
Le membra incrinate tendevano ad esso…Figurava dapprima la sua consistenza tra i denti, poi sentiva il suo delizioso sapore tendersi verso le lingua e poi giù lungo il palato.
Soddisfazione momentanea per un addome contratto.(il cioccolato)
Daniela Latronico
 
Il tuo profumo è prepotente, si insinua in ógni angolo della stanza. La tua veste è rassicurante, posso quasi avvertirne il calore se mi avvicino.
Fuòri piove, sento lo scroscio. Ora sono in un pineto, è fitto. Il mio cuòre muòve un passo incerto, vorrèbbe tornare indiètro; i bóschi spaventano perché le lóro ombre sembrano anime lamentose. Tocco un ago, punge, risveglia il dolore. (il pino)
Fabiana Santangelo
 
Le mie mani affondavano in quella massa morbida, profumata, fluttuante, divertendosi.
Li vedevo brillare al sole i riccioli ribelli che le coprivano il viso, contratto da risa che non sapevano frenarsi. Rossi, erano rossi come il rame quando è tirato a lucido, ribelli e liberi, liberi di scivolare sopra le spalle o di lasciarsi scompigliare dal vento. Liberi di cadere come una molecola di polvere o di posarsi sulle mie ginocchia. (i capelli)
Maruska Mazzoni
 
   
Sensazioni  
   
Da una mano all’altra, da una mano all’altra, sento sotto le dita la freschezza del giallo e del rosso, dei puntini e del picciolo che graffia la mano girando e rigirando… ne sento il profumo che ormai è quasi tutto sulla mia pelle, è solo una mela ma è quella mela, la stessa che è rimasta sotto il sole a raccoglierne ogni raggio per diventare la più bella, ed è rimasta per tutto l’autunno appesa a quello spiraglio di vita che era sua madre, che ha visto cadere le sue sorelle e anche l’ultima foglia prima dell’inverno. E’ una mela che racchiude il senso della vita, che ha atteso per tanto tempo qualcuno che la cogliesse tra tante, e oggi…è successo finalmente.
E’ liscia e rugosa allo stesso tempo, mi ricorda le mani di mia madre e di mio nonno che con una scala di legno si arrampicava sugli alberi per cogliere qualche frutto da conservare per l’inverno.
Dopo tutto questo tempo è ancora fresca, eppure… eppure… il suo profumo mi inebria, voglio farla mia, non resisto, scrumpt, scrumpt, la mangio!!!
Laura Santarsiero
 
Quando guardo le mie mani sento il tempo che passa.
Sono mani diverse, con rughe più marcate ma che mi dicono: “il tempo passa”.
Ricordo quando esse mi aiutavano a tenere tra le braccia la piccola Angela e poi il piccolo Giovanni: i miei figli. Sono mani che hanno accarezzato e accarezzano ancora; mani che cercano di fare tutto ciò che è possibile.
Ma ora, guardo le mani della mia anziana madre e penso: anche le mie ritorneranno giovani, quando saranno stanche di lavorare, ma saranno sempre vive e utili.
Antonietta Marsico
 
Posso sentire le dita incrociarsi ad una ad una.
Poi allontanarsi misteriosamente.
Vedevo due splendide mani incorniciare un sogno.
Se chiudo gli occhi vedo ancora due palmi …
Un tocco angelico rimbomba nella memoria.
Daniela Latronico
 
Le dita stringono un fico.
La pellicina ruvida solletica la mia mano; il suo colore verde mi riporta lontano, nei campi assolati, il terriccio arido, grosse crepe nella terra dove si infilano le mie scarpette cittadine. Un albero grande con larghe foglie sovrasta la mia tesa, gli occhi voltati in su, il profumo del frutto maturo, i granelli rossi nella polpa bianca fanno capolino.
I raggi del sole bruciano la pelle; zio Mimì afferra un fico, lo apre, ride. La sua bocca senza denti, il suo profumo di contadino, il suo intelletto non costruito “ scarpe grosse, cervello fino”. Tutto è una girandola; strizzo il naso, l’asino a me vicino si è lasciato scappare un bisognino. Poi, raglia. Gli vedo tutti i denti, zio Mimì lo accarezza; io mangio il fico e rido.
Maruska Mazzoni
 
Biondo, alto, corporatura leggermente tozza, occhi azzurri come il cielo terso in una giornata di inverno, bocca carnosa, sorriso mesto, naso a patata, carnagione rossastra. Quando mi fissava con i suoi cerulei occhi freddi mi raggelavo.
Antonia Triani
 
Quando ti incontravo cercavo sul tuo collo, caldo, quella piega profumata che sapeva di sfogliatella. Contavo i minuti prima di vederti. Il tempo correva più veloce se pensavo a te e al tuo odore fatto di dolcezza e tanta tenerezza…Tornavo a casa e sentivo addosso il profumo di te e…l’amaro del distacco…Cominciava l’attesa del prossimo incontro che forse non ci sarebbe stato più. Allora addentavo una mela limoncella, di quelle che una volta, facevano da deodorante nelle case e il dolce tornava nella mia bocca.  
Seconda versione:
Tre gocce che attraversano il tempo dei ricordi e fanno un tutt’uno:
l’odore della mia terra;
la voce del vento che diffonde nell’aria gli odori dei prati;
il gusto di un gesto consumato all’ombra di un albero.
Carmen Cangi
 
Il mio ventre
pieno di te…
Mi intenerisce il ricordo
del tuo cuore che si
affacciava alla vita
attraverso i miei occhi.
Il mio cuore allenava i tuoi battiti…
Io ci mettevo tutto il mio…
Volevo farti
con le cose più belle di me.
Mi addormentavo e
sognavo di te. Sempre.
Sei nato in un mese dalla luce pronunciata
come l’attesa di te.
Ora la porti dentro
vestita dell’aurora
che sveglia il sole
anche dentro la neve.
Carmen Cangi
 
Tetti variamente colorati. Facciate sudice. Alberi agonizzanti. Treni disgustosamente tinteggiati. Fili elettrici lungo i binari. Napoli Campi Flegrei, un aereo indifferente sorvola su tutto questo.
Antonia Triani
 
Ecco, si fa giorno.
Anche in questa stanza...
ahi! Raggio crudele!
Come osi rapire
queste creature
del buio?
Io resisto
mi ribello,
invano.
E a voi, lenzuola,
carezzevoli amiche
cui strenuamente
mi avvinghio,
dico addio!
Antonio De Felice
 
La morsa dell'inverno era stata troppo stretta. Come ogni amore, che trapassa in qualcos'altro, le foglie ora verdi, figlie della speranza e del gelo, domani formeranno un tappeto lacero.
Antonio De Felice
 

 

a cura di Lorenza Colicigno

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