| Ri
~Vista
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maggio |
2009 |
N° |
9
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Anno |
VI |
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quadrimestrale
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volte
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Leggere e scrivere
creativamente |
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Scrivere con i sensi
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a cura di Lorenza
Colicigno |
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E per continuare a scrivere? Dice Natalie
Goldberg (Scrivere Zen, Ubaldini Editore, Roma, 1987): “Quando guardo
una persona che scrive, riesco a capire se è veramente entrata dentro
ciò che scrive dalla posizione che ha assunto... è come se il cuore le
battesse forte. Il respiro è profondo. La grafia è più sciolta e
generosa, e il corpo è così rilassato che la persona potrebbe correre
per chilometri, sempre in forma... lo scrittore si allena in
continuazione, può percorrere lunghe distanze... chilometri e chilometri
di carta, sa muoversi con grazia, dentro e fuori molti mondi”.
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A cosa serve scrivere con i sensi? La mia
esperienza di insegnante e di scrittrice mi dice che la maggior parte di
noi utilizza – quando scrive - solo un paio di sensi: la vista e
l’udito, con preminenza della prima. E si dimenticano degli altri tre
(per non parlare del sesto senso). |
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Ecco alcune indicazioni valide per i
laboratori sui sensi:
richiamare alla memoria i cinque sensi: vista, udito, olfatto, tatto,
gusto.
• osservare la realtà attraverso i sensi;
• focalizzare gli aspetti visivi: le linee, i colori, le ombre, altro;
• focalizzare un punto; immaginare di toccarlo e ipotizzare le
sensazioni tattili;
• focalizzare gli aspetti uditivi: rumori, musica, voci, altro;
• focalizzare un punto; immaginare di sentirne gli odori e ipotizzate le
sensazioni olfattive e gustative;
Sono risultati utili per valorizzare le sensazioni visive e uditive
alcuni esercizi che hanno avuto l’obiettivo di riattivare l’attenzione
ai più piccoli rumori e alle sensazioni visive apparentemente
insignificanti, per recuperare, per così dire, la microvista e il
microudito, resi ottusi dall’eccesso di immagini e di rumori tipici
della comunicazione contemporanea. |
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I testi |
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La vista, l’udito, il gusto, l’olfatto,
il tatto |
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Indovinelli sensoriali |
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Si solleva, si agita, si sposta in avanti,
ridiscende, ondeggia morbida di fianco, si ferma, si rialza, si blocca,
respira, riprende ad agitarsi affannosamente, si contorce, si arrotola e
si srotola, si muove scuotendosi lentamente, occhieggia curiosa, fa la
distratta, riprende a curiosare, ha uno scatto in avanti per liberarsi
dai ganci che la sostengano, strattona, ansima per lo sforzo di
afferrare un sogno inafferrabile. ( la tenda)
Antonia Triani |
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Polvere maleodorante nelle narici, macchie
scure sui sedili scolorati, rivoli di vapore sui vetri. Il corpo,
dondolato, sbalzato, di nuovo dondolato e poi cullato dolcemente sul
sedile. La voce di un altoparlante che irrompe nel dormiveglia e riporta
alla realtà. Gli occhi oltrepassano la cortina di polvere mista a
vapore. Passano veloci siepi, montagne brulle, tetti rossi, campanili
aguzzi. Occhieggiano aranceti, chiazze d’acqua in mezzo all’erba, masse
rosa di peschi in gemme, campi gialli di ortaggi fioriti, casolari
diruti. Tutto scorre velocemente come la vita. (il treno)
Antonia Triani |
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Odore delicato di un gustoso e vellutato
sapore. Cupola dorata con fregi lineari. Languidi occhi neri che
affondano in un morbido mantello paglierino. Mani tese di bimbi vogliosi
di tuffarsi dentro. Gridolini di desiderio, lingue rosee intorno a
labbra protese. Finalmente qualcuno dà il via. Sono tutti lì a gustare,
a vociare felici di essere entrati in possesso dell’oggetto misterioso
del loro desiderio. (il babà)
Antonia Triani |
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Il rosso mescolato all’arancio e al giallo,
le punte, le sue lingue che si innalzano quasi a voler raggiungere
sinuosamente, ballando, qualcosa, e il calore scoppiettante che sento
sulle mie guance di bambina, mi riportano alla mente il caro amico di
ogni inverno, con il suo odore di legna bruciata e la sensazione di
tepore nel cuore, che provo guardandolo. (il fuoco)
Laura Santarsiero |
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E’ un mare d’ambra in cui distesa affondo le
mie membra, le sue onde massaggiano e intrecciano i mièi capelli. La mia
mano è colma della sua consistenza ma ecco, un attimo dópo, il contenuto
inizia a scivolare fra le dita in una pioggia polverosa. Ora quel pugno
di sabbia si è unito nuòvamente al mare da cui l’ho sottratto. E’
meraviglia. (la sabbia)
Fabiana Santangelo |
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Quando avveniva era una festa dei sensi. Il
suo odore incantava quelle narici.
Le membra incrinate tendevano ad esso…Figurava dapprima la sua
consistenza tra i denti, poi sentiva il suo delizioso sapore tendersi
verso le lingua e poi giù lungo il palato.
Soddisfazione momentanea per un addome contratto.(il cioccolato)
Daniela Latronico |
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Il tuo profumo è prepotente, si insinua in
ógni angolo della stanza. La tua veste è rassicurante, posso quasi
avvertirne il calore se mi avvicino.
Fuòri piove, sento lo scroscio. Ora sono in un pineto, è fitto. Il mio
cuòre muòve un passo incerto, vorrèbbe tornare indiètro; i bóschi
spaventano perché le lóro ombre sembrano anime lamentose. Tocco un ago,
punge, risveglia il dolore. (il pino)
Fabiana Santangelo |
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Le mie mani affondavano in quella massa
morbida, profumata, fluttuante, divertendosi.
Li vedevo brillare al sole i riccioli ribelli che le coprivano il viso,
contratto da risa che non sapevano frenarsi. Rossi, erano rossi come il
rame quando è tirato a lucido, ribelli e liberi, liberi di scivolare
sopra le spalle o di lasciarsi scompigliare dal vento. Liberi di cadere
come una molecola di polvere o di posarsi sulle mie ginocchia. (i
capelli)
Maruska Mazzoni |
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Sensazioni |
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Da una mano all’altra, da una mano
all’altra, sento sotto le dita la freschezza del giallo e del rosso, dei
puntini e del picciolo che graffia la mano girando e rigirando… ne sento
il profumo che ormai è quasi tutto sulla mia pelle, è solo una mela ma è
quella mela, la stessa che è rimasta sotto il sole a raccoglierne ogni
raggio per diventare la più bella, ed è rimasta per tutto l’autunno
appesa a quello spiraglio di vita che era sua madre, che ha visto cadere
le sue sorelle e anche l’ultima foglia prima dell’inverno. E’ una mela
che racchiude il senso della vita, che ha atteso per tanto tempo
qualcuno che la cogliesse tra tante, e oggi…è successo finalmente.
E’ liscia e rugosa allo stesso tempo, mi ricorda le mani di mia madre e
di mio nonno che con una scala di legno si arrampicava sugli alberi per
cogliere qualche frutto da conservare per l’inverno.
Dopo tutto questo tempo è ancora fresca, eppure… eppure… il suo profumo
mi inebria, voglio farla mia, non resisto, scrumpt, scrumpt, la
mangio!!!
Laura Santarsiero |
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Quando guardo le mie mani sento il tempo che
passa.
Sono mani diverse, con rughe più marcate ma che mi dicono: “il tempo
passa”.
Ricordo quando esse mi aiutavano a tenere tra le braccia la piccola
Angela e poi il piccolo Giovanni: i miei figli. Sono mani che hanno
accarezzato e accarezzano ancora; mani che cercano di fare tutto ciò che
è possibile.
Ma ora, guardo le mani della mia anziana madre e penso: anche le mie
ritorneranno giovani, quando saranno stanche di lavorare, ma saranno
sempre vive e utili.
Antonietta Marsico |
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Posso sentire le dita incrociarsi ad una ad
una.
Poi allontanarsi misteriosamente.
Vedevo due splendide mani incorniciare un sogno.
Se chiudo gli occhi vedo ancora due palmi …
Un tocco angelico rimbomba nella memoria.
Daniela Latronico |
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Le dita stringono un fico.
La pellicina ruvida solletica la mia mano; il suo colore verde mi
riporta lontano, nei campi assolati, il terriccio arido, grosse crepe
nella terra dove si infilano le mie scarpette cittadine. Un albero
grande con larghe foglie sovrasta la mia tesa, gli occhi voltati in su,
il profumo del frutto maturo, i granelli rossi nella polpa bianca fanno
capolino.
I raggi del sole bruciano la pelle; zio Mimì afferra un fico, lo apre,
ride. La sua bocca senza denti, il suo profumo di contadino, il suo
intelletto non costruito “ scarpe grosse, cervello fino”. Tutto è una
girandola; strizzo il naso, l’asino a me vicino si è lasciato scappare
un bisognino. Poi, raglia. Gli vedo tutti i denti, zio Mimì lo
accarezza; io mangio il fico e rido.
Maruska Mazzoni |
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Biondo, alto, corporatura leggermente tozza,
occhi azzurri come il cielo terso in una giornata di inverno, bocca
carnosa, sorriso mesto, naso a patata, carnagione rossastra. Quando mi
fissava con i suoi cerulei occhi freddi mi raggelavo.
Antonia Triani |
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Quando ti incontravo cercavo sul tuo collo,
caldo, quella piega profumata che sapeva di sfogliatella. Contavo i
minuti prima di vederti. Il tempo correva più veloce se pensavo a te e
al tuo odore fatto di dolcezza e tanta tenerezza…Tornavo a casa e
sentivo addosso il profumo di te e…l’amaro del distacco…Cominciava
l’attesa del prossimo incontro che forse non ci sarebbe stato più.
Allora addentavo una mela limoncella, di quelle che una volta, facevano
da deodorante nelle case e il dolce tornava nella mia bocca. |
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Seconda versione:
Tre gocce che attraversano il tempo dei ricordi e fanno un tutt’uno:
l’odore della mia terra;
la voce del vento che diffonde nell’aria gli odori dei prati;
il gusto di un gesto consumato all’ombra di un albero.
Carmen Cangi |
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Il mio ventre
pieno di te…
Mi intenerisce il ricordo
del tuo cuore che si
affacciava alla vita
attraverso i miei occhi.
Il mio cuore allenava i tuoi battiti…
Io ci mettevo tutto il mio…
Volevo farti
con le cose più belle di me.
Mi addormentavo e
sognavo di te. Sempre.
Sei nato in un mese dalla luce pronunciata
come l’attesa di te.
Ora la porti dentro
vestita dell’aurora
che sveglia il sole
anche dentro la neve.
Carmen Cangi |
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Tetti variamente colorati. Facciate sudice.
Alberi agonizzanti. Treni disgustosamente tinteggiati. Fili elettrici
lungo i binari. Napoli Campi Flegrei, un aereo indifferente sorvola su
tutto questo.
Antonia Triani |
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Ecco, si fa giorno.
Anche in questa stanza...
ahi! Raggio crudele!
Come osi rapire
queste creature
del buio?
Io resisto
mi ribello,
invano.
E a voi, lenzuola,
carezzevoli amiche
cui strenuamente
mi avvinghio,
dico addio!
Antonio De Felice |
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La morsa dell'inverno era stata troppo
stretta. Come ogni amore, che trapassa in qualcos'altro, le foglie ora
verdi, figlie della speranza e del gelo, domani formeranno un tappeto
lacero.
Antonio De Felice |
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a cura di Lorenza
Colicigno |
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