|
Gentile amica ,
mi scuso del ritardo, tanto più grave a paragone della tua sollecitudine nell’accogliere i miei testi, dovuto non solo agli impegni ma anche alla portata delle domande postemi, fra le quali l’unica che non mi mette in forte imbarazzo è quella sulla mia esperienza di insegnante. Di qui allora parto testimoniando che la poesia interessa i ragazzi, anche i più difficili, coi quali offre preziose occasioni di comunicazione. Nella poesia essi trovano il modo di affermare idee e sentimenti, di liberare la fantasia salvaguardando il loro pudore. Partendo dalle forme poetiche ingenue (o furbe) che trovano sui loro giornaletti è possibile avviare un lavoro critico e creativo. E’ naturale che nell’era della comunicazione rapida, dei messaggi via cellulare, essi si trovino in sintonia con un linguaggio così sintetico, paragonabile a quello dei video. Occorre naturalmente lavorare per evitare il rischio della superficialità e portarli in direzione della profondità, dove si intravveda la relazione fra poesia, filosofia, scienza e conoscenza. Credo sia questo più in generale il motivo per cui il nostro tempo ( per venire alla prima domanda) è più della poesia che della narrativa; l’arte e la filosofia del narrare sono passati piuttosto al cinema o alla fiction televisiva.
Leggere i poeti ai ragazzi e coi ragazzi certamente mi ha insegnato a sorvegliarmi, a procedere verso la sottrazione piuttosto che verso l’aggiunta, a cercare la concretezza della percezione sensoriale piuttosto che che la definizione dei concetti. Dicevo spesso ai miei alunni che attraverso loro testi volevo vedere forme e colori, sentire suoni e odori, tastare … Raccontavo loro che nella gara fra Eschilo ed Euripide, nelle “Rane” di Aristofane, Dioniso pesa i loro versi sulla bilancia e vince il primo perché i suoi versi sono pieni di cose, mentre quelli dell’altro sono pieni di parole. Li ho messi in guardia contro la seriosità e gli ho insegnato la serietà dell’ironia e del sorriso.
Ho lavorato molto anche sulla metrica, partendo dalle filastrocche, spiegando che la rima e la forma più immediata, ma tutt’altro che disprezzabile, di una ricerca del ritmo e dell’armonia che si realizza in forme più varie e raffinate che non è difficile riconoscere e analizzare, con le quali si può anche giocare.
Ho insegnato a riconoscere le principali figure retoriche, la metafora in particolare, guidandoli nel riconoscere la banalità e l’autenticità, insistendo sul fatto che non esistono ambiti di realtà poetici o impoetici di per sé: una cipolla può essere più “poetica” della luna.
Ho letto coi ragazzi i poeti che generalmente figurano nelle antologie di scuola media: ho sottolineato l’importanza di Pascoli e D’annunzio, ho amato Montale, Cardarelli, Caproni, Sinisgalli, ho cercato di appassionarli a i giochi di Rodari e Scialoia, ho prediletto Penna …
Fermiamoci qui. Non so a quante e quali delle tue domande io abbia risposto, ma temo che il monologo si prolunghi troppo. Sarò lieta di riprendere il discorso in seguito nello spazio di discussione cui stai lavorando e a proposito del quale ti auguro un buon lavoro. A risentirci.
|